Un opuscolo di enorme importanza, di Gabriella Cuscinà

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Un opuscolo di enorme importanza


L’anno scorso, mentre a Roma stavo attraversando il lungo viale di Porta Portese, mi ero fermata da un rigattiere che vendeva libri vecchi.
Il mio sguardo cadde su un opuscolo su cui era scritto: 
Sulla costruzione del Teatro Massimo Vittorio Emanuele.
All’illustre Sig. Sindaco della città di Palermo
LETTERA
Dell’architetto G.B.F. Basile 
Autore del progetto e Direttore dei lavori

Era un opuscoletto molto vecchio e sciupato e aveva un numero (62) scritto in alto, sul bordo sinistro. Conteneva 31 pagine.
Avevo domandato all’uomo quanti euro volesse per venderlo.

Immaginavo che ne chiedesse alcune migliaia. Quello aveva risposto che costava tre euro. Credevo di aver capito male, ma avevo dato il denaro e avevo preso l’opuscolo. Dopo di che, ero incredula e allibita di aver potuto acquistare a un prezzo così esiguo un documento che valutavo enormemente!
Lessi che era stato stampato a Palermo presso la Tipografia dello Statuto nel 1882. 
Da esso appresi che Giovan Battista Filippo Basile scriveva al Signor Marchese Ugo delle Favare, Sindaco della città di Palermo, cose molto interessanti riguardanti la costruzione del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo. 
Basile dice che la relazione dell’Onorevole Duca Vergara di Craco, distribuita agli Onorevoli Consiglieri Comunali, conteneva molte censure e alquanti apprezzamenti sulla sua costruzione.

Che tali censure e tali apprezzamenti si potevano distinguere in due categorie: la prima riguardante la parte amministrativa e la spesa, nella quale lo scrivente non aveva nulla a che vedere poiché affidata all’Ufficio tecnico comunale; l’altra categoria era riferita invece alla parte artistica e costruttiva, disegnata e diretta da lui stesso.


Basile fa pure una specie di Storia di come si arrivò alla costruzione. Dichiara che il Municipio di Palermo aveva bandito un concorso il 10 settembre 1864, al quale aveva invitato architetti italiani e stranieri. In questo programma si richiedeva un Teatro per musica, ballo e grandiosi spettacoli, capace di contenere tre mila persone.

Costruito in struttura incombustibile, facile allo sgombro, con portici, vestiboli, ingressi coperti e separati per le vetture; con loggiati, terrazzi da passeggio, foyers; con locali per pompieri e per gli Agenti di Pubblica Sicurezza, un ufficio di Segreteria, Biblioteca e Archivio della Direzione teatrale; con ufficio di Contabilità, una scuola di ballo, palchi per la Corona; con un palcoscenico grande ed atto alle più complicate manovre sceniche, magazzini per quinte, tele ed oggetti da repertorio, un grande locale per dipingere scene, una sartoria, un caffè, ristorante e botteghe, etc. etc..

Con la lettura di tale opuscolo, mi sono resa conto di quale capolavoro possegga Palermo e del perché il Teatro Massimo Vittorio Emanuele sia considerato il terzo d’Europa. 


Fui invogliata a studiare per conto mio tutto ciò che riguarda questo monumento e seppi che esso sorge tra l’antica e la nuova città per cui furono attuate drastiche demolizioni per far posto alla nuova struttura. Fu abbattuta la Porta Maqueda, il Monastero e la Chiesa di S. Giuliano e la Chiesa delle Stimmate. 


La monumentale costruzione fu realizzata in pietra d’Aspra e pietra di Danisinni.  

Dopo la morte di Giovan Battista, i lavori furono portati a termine nel 1897 dal figlio Ernesto. In particolare questi curò tutta la parte decorativa dell’interno affidandola a valenti pittori.

Giovan Battista Basile, profondo conoscitore dell’architettura antica, scelse il corinzio soluntino come ordine architettonico gigante che si ripete, non solo sul prospetto, ma su tutto il perimetro dell’edificio.

Il progettista dimostrò inoltre una padronanza tecnica notevole nel trovare soluzioni ai problemi strutturali attraverso l’uso del ferro.

L’idea del pronao su scalinata deriva da progetti di K. Schinkel;
ma l’abilità del Basile sta nell’aver saputo risolvere, accordandoli con estrema eleganza, il rigore greco con la dinamica dei volumi tipica dell’architettura romana.

Alla sua apertura suscitò l’invidia di molti, come si può facilmente verificare leggendo i giornali italiani dell’epoca.

L’impresa di costruzioni che portò avanti i lavori apparteneva a due soci, Giovanni Rutelli e Alberto Machì.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovan_Battista_Filippo_Basile

(foto m.m e, ove non indicato, dal web)

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