Alli Traina: i nostri occhi su Palermo, di Marcello Mussolin

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Alli Traina: i nostri occhi su Palermo

Una bambina.

Quando lessi per la prima volta “Vicoli Vicoli”, immaginai la sua autrice come una bambina. Come quella bambina che sgrana gli occhi davanti alla visione di un tesoro. Uno scrigno, lei dice infatti di Palermo,  descrivendola quasi come mondo incantato.

La “mia“ Alice in wonderland in realtà si chiama Alli, Alli Traina. Poi l’ho conosciuta davvero, il suo sorriso mi ha contagiato.

Una bambina “antica”: Alli non me ne voglia; no, non quelle “stufficuse” di oggi che se gli levi il wi-fi pare che gli è morto il cane (1).

Avete presente le ragazzine di una volta, che scendevano a giocare per strada con quello che avevano a disposizione? Una pietra ed un pezzetto di gesso bastavano per creare il “giro del mondo” o “campana” o come diversamente usavate chiamarlo fra di voi. Oppure con una corda e due amiche, “che” si poteva stare ore a giocare.

Ecco, questo era (ed è) Vicoli vicoli.

Vucciria, Olivella, Ballarò, la Kalsa…. Alli ci ha accompagnato per mano, con il suo sguardo incantato, nella Palermo delle balate che non si asciugano mai, tra i vicoli dell’Olivella, nei mercati.

In un bell’articolo di Antonino Cangemi su “Sicilia Informazioni” l’autore azzarda un paragone audace, ma che mi piace. Alli come Rosario La Duca: cantore insigne di Palermo l’uno, “cantora” di Palermo l’altra. Stili diverse, epoche diverse, stesso amore.

E figuratevi se un blog che ha nel suo nome un omaggio all’ingegnere La Duca non poteva non apprezzare questo accostamento.

Sono passati dieci anni da Vicoli Vicoli. La città è cresciuta.

Ciò che era in embrione si è sviluppato. Palermo è Capitale della Cultura. Senza sorrisini, felicissimi, lo so che pensate, ma tornate un momento alla nostra città di dieci anni fa.

Una foto della Meschita, ispiratami da “Vicoli Vicoli”

Per ricordarvelo, mi basta citare un bruttissimo film di Wim Wenders, Palermo Shooting (2), dove a mitigare la incredibile stupidità del film soccorrono le – invero – bellissime immagini di una Palermo che tentava di scrollarsi il suo provincialismo, arcaica ma pervasa da cruda, dura ed abbacinante bellezza a dispetto  delle macerie, della munnizza, del gas dei motorini.  E ovviamente Giovanna Mezzogiorno.  E le macchine fotografiche di Finn. (divago sempre, maledizione…)

Dieci anni, non mille. Seguite il fotografo Finn a piazza Garraffello, accompagnatelo alla Vucciria, a Porta Felice, al teatro Garibaldi, alla Kalsa…. poi mi dite.

La città è cresciuta.

Alcuni anni fa una troppo presto scomparsa Alessandra Siragusa “aprì le porte” di Palermo.

I bambini delle scuole ci guidarono, ed ancora ci guidano, alla (ri)scoperta di palazzi, chiese, monumenti che neanche sapevamo di avere.

Da allora, un torrente di emozioni.

Con le “Vie dei Tesori” – poi – è cambiato l’approccio del palermitano alla città. Abbiamo scoperto un patrimonio enorme. Persino il fascistissimo palazzo delle poste è meta di pellegrinaggio, il che è tutto dire.

Non solo: le grandi zone chiuse al traffico, la rinascita di via Maqueda e del Cassaro, la via dei librai, Lo spazio ZAC, il Museo Riso, il Salinas, la marina di libri, il Pride, Manifesta, l’orto botanico.

Lo stesso orto botanico che quelli della mia età forse conoscevano solo perché, una o due volte nel corso dell’intero ciclo di studi, capitava di andarci in gita d’istruzione: ti portavano lì, dove stavi annoiato a sentire il tipo che ti raccontava di piante rare, dell’albero del sapone, del ficus più grande d’Europa – ma quello di piazza Marina manco babbìa –ed ora teatro di mille manifestazioni che l’hanno reso protagonista degli eventi palermitani.

Mi fermo: siamo ottimisti, felicissimi (felicissima è l’aggettivo che qualifica la città ricca di storia, di arte, di cultura, non solo uno stato emotivo) ma non fessi: le balate della Vucciria si sono asciugate, il cane è morto pure qui, la stragrande maggioranza dei negozi nuovi su Cassaro o in via Maqueda è legata più al cibo – street food lo chiamano – che non alla cultura, i cantieri non finiscono mai.

E’ vero, per fare in fretta abbiamo alzato il tappeto e nascosto la polvere sotto. Certo è – comunque – che in questi dieci anni siam passati dal non sapere cosa fare al non sapere cosa fare … prima.

Molti ci hanno accompagnato nel nostro viaggio. Non vorrei fare torto a nessuno, sono tutti bravi. Ma lo scopo di questo sconclusionato “pezzo” doveva essere quello di raccontare dell’ultimo libro di Alli Traina.

E’ cresciuta anche lei. Ha scritto altri libri, nel frattempo. E’ vero, ci ha raccontato belle storie con “101 storie su Palermo che non ti hanno mai raccontato”.

Ci ha raccontato del disagio sociale dei ragazzini passati “dalla sopraffazione alla speranza” in “Strada che spunta

Ma, come per tutti, il tempo passa. La bambina è diventata donna, mamma e si vede.

Palermo ai tuoi occhi” è il libro di una mamma.

Orgogliosa della propria figlia –  questa Palermo cresciuta – come solo le mamme sanno esserlo.

Anche i quartieri sono cambiati. La Vucciria, l’Olivella, Ballarò, la Kalsa sono altra cosa rispetto a prima. Ma la Mamma ha altri figli da mostrare al mondo: Brancaccio, Danisinni, la Zisa, Sant’Erasmo.

Palermo ai tuoi occhiè un libro d’amore.

Quella descritta è una città emotiva, una città in carne ed ossa, fatta di vene, di viscere, umori ed articolazioni; in cui i quartieri hanno la forma di chi vi abita, lavora, costruisce i propri sogni, ci dice Alli.

Bagaglio culturale vastissimo, cammina con il suo zainetto in spalla e parla con le persone. L’ho vista, ieri sera, non mi sono fermato a salutarla per non fermare suoi pensieri. Ma lei cammina, cammina sempre, curiosa di tutto. Se non cammina, legge. Lo vedi da comescrive.

Nel nostro girovagare – sopresa ! – ci accompagna adesso un’altra bambina: Giuliana si chiama, Giuliana Flavia Cangelosi (3). Tecnologica come le bambine di oggi? Forse. Non lo so. Ma lei disegna. Minutissimi, fittissimi disegni che “sintetizzano il senso di bellezza e di mistero della città”.

“La Primavera lo riempie di margherite” dice Giuliana, parlando del teatro del Sole, fulcro del mai aperto Parco Libero Grassi, simbolo del degrado e dei sogni non realizzati di questa nostra città.

Lei vede le margherite dove altri vedono degrado.

Palermo ai tuoi occhi, le risponde Alli,è diventata acqua, e poi un giardino.

Marcello

P.s. 1) Ottimisti vuol dire ricordare la scena finale del film di Pif (La mafia uccide solo d’estate), quando il protagonista “educa” il figlio alla legalità ed alla giustizia mostrandogli i luoghi degli omicidi e delle stragi mafiose a danno di uomini dello Stato. E reinventarla con Alli che, bimbo alla mano, lo accompagna per le vie di Palermo per educarlo alla BELLEZZA.

p.s 2) La canzone che mi girava in mente mentre scrivevo questa “cosa” era “La settima luna” di Lucio Dalla. Che non c’entra assolutamente nulla ma boh, ve lo volevo dire.

ciao

(1) Questo è un blog, mica un libro da premio Nobel. Magari non è italiano puro, ma rende. E’ che volevo spararvi la battuta sul cane: a Palermo quando si dice “Murìu u cani” si intende qualcosa che si è perso irrimediabilmente, qualcosa che prima c’era ed ora non c’è più.

(2) Devo a Paola Campanella questo spunto: una interessante riflessione su come è “cambiata” in questa città la concezione del tempo, ma alla fine si giunge ad analoghi risultati.

(3) Lo so che dico sempre il nome e poi di nuovo il nome e cognome: oh, sono cresciuto con Bond, James Bond, io. Agitato per favore, non mescolato, con tre misure di Gordon, una di vodka, mezza di China Lillet!

Alli Traina: i nostri occhi su Palermo

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