A Palermo c’è un Mare…dolce, di Paola Pace La Pegna

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A Palermo c’è un Mare…dolce, di Paola Pace La Pegna

Noi palermitani, si sa, atavicamente sopravviviamo ‘aspettando primavera’ come diceva una vecchia canzone..

E finalmente, anche quest’ anno ce l’abbiamo fatta… l’inverno ha fatto le valigie già da qualche settimana, cominciano le gite e le visite culturali… ed allora….

Voglio raccontarvi di un giorno di inizio primavera, qualche anno fa.

Era il 21 marzo, era domenica, c era il sole.. ed era anche una giornata FAI: a quel punto, la pigrizia siderale dei miei uomini non aveva più giustificazioni di sorta… “Si va per monumenti!”

Si.. ma QUALI monumenti? Ci vuole qualcosa di nuovo, che appassioni i ragazzi.. e poi, restiamo in città, o ci spostiamo fuoriporta?

Toh, guarda qua… CASTELLO MARE DOLCE, mai sentito.. ed è pure a pochissimi chilometri da casa…

AGGIUDICATO!

E fu così, quasi per caso, che facemmo conoscenza con uno dei più incredibili e particolari monumenti semisconosciuti di Palermo, senza nulla togliere a chiese barocche, ville liberty e palazzi neoclassici di cui la nostra città, grazie al Cielo, trabocca.

Ma di ‘Castello Maredolce’ ce n’è uno solo…

Ha una storia travagliata, questo antico maniero risalente al periodo arabo, e più volte trasformato.. da palazzo del sultano, a castello normanno, ad ospedale.. sino, nell’ ultimo mezzo secolo, ad abitazione privata (???) con tanto di condominio con infissi e portoncino in alluminio (sigh) sorto intorno agli anni ’70 nella corte del castello ( e tutt’ora abitato) e passaggi segreti che nell’ architettura originaria  era canali che portavano le acque superflue al vicino sbocco a mare di Romagnolo, ma in tempi (ruggenti) più recenti, sono state comode vie di fuga in caso di ‘pericolo’…

Ma andiamo con ordine..

Il Castello, detto anche Palazzo della Favara, si trova all’interno del ‘Parco della Fawwarah’ in arabo ‘fonte che ribolle’, nell’ odierno quartiere di Brancaccio, quindi abbastanza lontano dal Centro Storico della città

Fu edificato verso il 1071 per volere dell’ Emiro Giafar Al-Kalbi, colui che diede il nome alla via che si trova a pochi metri dal palazzo, che all’epoca della costruzione faceva parte di una cittadella fortificata (qasar) ai piedi di Monte Grifone..

Successivamente fu riadattato come residenza del re Normanno Ruggero II, ed ancora trasformato in fortezza dagli Svevi e nel 1328, ceduto ai monaci-cavalieri della Magione, che lo trasformano in ospedale, e via così fino al 1600, quando diventa di proprietà del Duca di Castelluccio, che lo trasforma in azienda agricola, e comincia così la storia moderna del ‘Maredolce’, ma è assai più intrigante la sua storia ‘antica’…

Il castello possiede molte delle caratteristiche delle costruzioni arabe, come il giardino d’inverno e la camera dello scirocco, ma ha qualcosa in più, qualcosa che lo rende unico..

Oggi, intorno al palazzo, è tutto agrumeti, ma ai tempi dell’ Emiro Jafar, e poi di Re Ruggero, il castello era circondato da un immenso lago, appunto il ‘mare dolce’.

 

La massa d’acqua era cosi vasta da essere navigabile, e l’emiro e la sua corte usavano delle barchette per raggiungere la moschea che si trovava all’altra estremità del lago… la particolarità del fatto è che, all’ epoca di Ruggero, quando il maniero era diventato la riserva di caccia e di pesca del re, la stessa moschea venne convertita in chiesa, e fruita dalla corte cattolica.. la chiesa in oggetto era quella chiesa di S. Ciro, oggi abbandonata e sconsacrata, che ci troviamo sulla destra, appena iniziamo l’autostrada PA-CT.

 

In pratica, tra il Castello e la sua Chiesa, dove una volta c’era un lago ricco di pesci, si erge ormai un tratto di autostrada, e visitando il castello, troviamo un plastico in scala dei due edifici, che in un abbraccio ideale tra presente e passato sono separati dal lago ed uniti dal ponte dell’ autostrada..

Il lago era alimentato dalla sorgente del Monte Grifone, e Jafar aveva ‘isolato’ al suo centro, con un gioco di dighe, un isoletta che serviva da  punto d’attracco.

Quest’isoletta era caratterizzata da due palme, che, in mezzo agli alberi di mandarini, si vedono ancora oggi.

 

La sorgente si esaurirà intorno al 1500, prosciugando il lago, e lasciando una terra fertilissima, che sarà la base dei mandarineti odierni.

Negli anni ’80 comincia il periodo buio del castello… Non si sa come, finisce in mano a privati non meglio identificati, che ne sfruttano le terre e ci costruiscono dentro persino il condominio di cui si parlava all’ inizio.

Dal 1992 è proprietà della Regione Sicilia, che nel 2007 ne inizia  i restauri, che sono ancora in corso… 

Da alcuni anni, il  castello viene periodicamente aperto al pubblico, ed allora i suoi giardini ritornano a risuonare delle risate argentine dei bambini, delle esclamazioni di meraviglia degli adulti nel vedere questo scrigno segreto di Palermo, e delle voci dei giovani ed entusiasti ‘ciceroni’, reclutati tra i ragazzi dei Licei palermitani, come quella dolcissima biondina che ci raccontò la storia che ho ricordato, e che quella canaglia del mio piccolo (allora un pulcino Delle elementari) fece arrossire quando le disse, a bruciapelo..

“Ma lo sai che sei proprio bella?…”

Mai visto mio figlio così entusiasta per una visita culturale…

Paola Pace La Pegna

(foto marcello mussolìn)

 

maredolce

 

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