La città trasparente, mostra fotografica di Lorella Aiosa ed Irene Falci

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Inaugurazione 26 ottobre 2021 ore 18, da Santamarina Bistrot

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Un invito ad un evento fotografico ( e ci sta…) in un posto “giusto” (da Reda, come si usa dire invece che Santamarina Bistrot, e ci sta pure questo)… che dire? Andateci!

testo a cura di Francesco Paolo Corso

Irene Falci

Dei regali visivi di Irene Falci si potrebbe scrivere che celino un “mal de vivre”, collegati alla povertà o alla decandenza di individui ed edifici. La luce invece redime tutti, ci salva.

Nel più monocromo bianco e nero, si cela un’energia e una speranza di vita e i personaggi ritratti entro queste splendide cornici architettoniche o naturali, ci rivolgono le spalle. Noi siamo dietro di loro e i sorrisi delle bambine,  la sposa un po’ imperfetta e di spalle, sono qualcuno che seguiamo da vicino, nello stesso contesto, frammentate in vite diverse  sotto lo stesso cielo,. Una sorta di saudage e sehnsucht ci colpiscono alla ricerca di un senso, di un logos, di un topos; esse sono sensazioni che non ci fanno solo osservatori del paesaggio e dei protagonisti, ma, felicemente e infelicemente partecipi. Il tempo fluisce, ogni scatto benchè momentaneo, ci mostra un passato e un possibile futuro in divenire. La Palermo un po’ Parigi “belle epoque” e un po’ Beirut durante i bombardamenti degli anni 80, ci estrapola dal tempo e ci immerge in un contesto atemporale, fluido e in movimento. Tutti i personaggi e i paesaggi, aspettano un dopo, seppur vivi in quel momento. La luce, che si riflette sulla pioggia e sui visi, sulle architetture, sul mare, è un denominatore comune di speranza e di positività e ostinatamente di bellezza. Irene ci dona immagini stupefacenti, di un lirismo onirico e allo stesso tempo realista, celato dietro ogni riflesso ed ogni personaggio, rendendoci partecipi di un coro della vita, che non lascia nessuno solo, ma osservatore-osservato. Un senso comunitario, che nelle solitudini di ognuno, riflette la nostra similitudine rendendo spazio alla possibilità di sentirsi “al di fuori” di questi quadri, tanto individuali che collettivi.

La tradizione luministica caravaggesca , il non-colore neorealista non più elementi di pessimismo,  si rivelano come manifesto di uguaglianza: il mare, il cielo, le strade, persino una bara trasportata al cimitero ci uniscono in un abbraccio cosmico, dove ognuno intravede definitivamente la propria storia.

Lorella Aiosa

La galleria di immagini di Lorella ci presenta una parata di personaggi e di volti che sembriamo cogliere in un momento epifanico di intimità. Quel preciso attimo si rivela in una storia privata di emozioni intense , manifeste e miracolose.

 L’artista non è solo una testimone vitale di quel momento, ma anche la ricettrice di quella luce momentanea, di quel concentrato di umanità a cui partecipa senza riserve.

La diversificazione di questi messaggi visivi non ci coglie estranei, ma ci porta dentro gli occhi e l’esistenza di protagonisti apparentemente immersi in un vissuto o in contesto familiare e incognito nel profondo. Esso è il ricordo del nostro essere umani come parte di un unico ecosistema e di un’unica linfa.

L’artista ritratta mentre dipinge il suo stesso ritratto ,immergendoci in questo gioco infinito di specchi di noi bambini e vecchi, donne e uomini, felici o infelici ma parti uguali con diversi ruoli della stessa macchina , foglie dello stesso albero.

Il contesto urbano e’ quello di una Palermo dai mille volti e di un’unica anima che ci abbraccia e fa delle nostre vite una vita sola, senza soluzione di continuità . Le rughe di un uomo anziano o le risa dei bambini non sono che frammenti di uno stesso enorme corpo, di un unicum organico della stessa esperienza sensoriale, percettiva, espressiva, storica, di chi, un attimo prima avevamo visto come altro-da-se.

Il bianco e nero, come in un esperimento percettivo, lo coloriamo noi, con la nostra mente, forzati dalla magia di queste foto. Lorella ci prende per mano e ci porta dove siamo già stati e dove avevamo dimenticato di trovarci. Sono gli scorci della metropoli da cosmopolita che avevamo dimenticato, e che scorgiamo nuovamente grazie all’invito ineludibile di un’espressività universale.

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