La camera di crisantemi, di Nadia Mezzatesta

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La camera di crisantemi

In un bel giorno di autunno del 1898, Federico fu vittima di un incidente con il destino. Nonostante lui avesse fatto di tutto per non incontrarlo, lo scontrò fatalmente e perse l’unico fiore che sembrava non potesse appassire mai: l’amore. 
Ma iniziamo dal giorno in cui egli incontrò colei che tinse di nuovi colori le sue giornate. Su un treno la vide la prima volta e fu come una visione di altri tempi.

Lei poteva avere circa 25 anni e aveva un triste sorriso. Sembrava uscita da un dipinto preraffaellita.

Si sedette proprio di fronte a lui. Il viaggio era lungo e li avrebbe però divisi in un certo punto della Sicilia, e Federico noncurante degli altri passeggeri vicino a loro, cominciò a rivolgerle la parola e lei, Maria, questo era il suo nome, ricambiò anche se stentamente.

Non era infastidita ma celava un turbamento il suo volto. E dopo gli rivelò che andava a trovare una sua zia che stava poco bene.

Federico aveva iniziato la sperata conversazione dicendole quanto fosse bello viaggiare in treno di giorno e lei dopo un po’ gli svelò quanto temeva poco prima di parlare con uno sconosciuto, però poi le piacque poter conversare con lui di cose che fanno bene all’anima. 

Tuttavia il loro incontro che sembrava destinato ad interrompersi in quel vagone, ebbe modo di svilupparsi in un altro incontro che avvenne dopo nella città di Palermo.

Federico quando vide scendere dal treno Maria, capì quanto l’amore sia come un treno che passa via e sperò di rivederla di nuovo.

Durante la conversazione seppe che lavorava presso un’atelier come sarta a Palermo in una zona del centro che conosceva bene, dato che lui era medico e tante volte andava a casa dei suoi pazienti.

Rivederla quasi un mese dopo, fu per Federico uno dei momenti più felici della sua vita. Maria non era tanto sorpresa dalla sua visita e timidamente lui le chiese di poterla rivedere, ancora, ancora e ancora… 

E le scrisse delle poesie che lei apprezzò come i fiori più belli di questo mondo, ed un verso in particolare se lo portò sempre con sè: “Ella splende in me come il cielo del paradiso.” 

Nacque così il loro amore, tra una conversazione e l’altra, e tra le risate di giovani adulti che si ritrovano come due amici d’infanzia. 

Federico aveva 30 anni, e da qualche anno si era stabilito a Palermo dopo avere studiato medicina. Proveniva da un paesino vicino Palermo e viveva ormai da solo in quella che era definita la più grande città siciliana. Aveva qualche conoscenza ma Maria diventò la sua famiglia. 

In breve tempo il loro legame era diventato qualcosa d’indistruttibile e desideravano sposarsi pochi mesi dopo. Ma d’improvviso lei fu colpita da una febbre violenta che Federico non potè curare e lei perse la vita.

Rapidamente quest’evento così spiacevole tolse a Federico l’amore e la sua vita si tramutò in qualcosa di oscuro. Si sentì in colpa perchè non fu in grado di salvarla col suo sapere di medico e cercò nella mente un modo per non perdere la sua Maria per sempre dalla sua vista.

Il loro amore non si era consumato in vita, Federico l’amò sempre come una Madonna. 

E volle usare tutte le sue capacità di medico per imbalsamarla. Nessuno doveva sapere quello che aveva intenzione di fare. Durante i suoi recenti studi all’università aveva già appreso delle nozioni e aveva visto come avveniva questo strano trapasso.

Aveva perfino seguito con tanto interesse dei medici alle Catacombe della città, tra cui il giovane facoltoso dottore Alfredo Salafia che anni dopo avrebbe imbalsamato la celebre bambina di 2 anni, Rosalia Lombardo, che ancora oggi e’ “la bella addormentata” delle Catacombe dei Cappucini. 

E così gli tornarono questi studi utili anche se crudelmente. Dopo il funerale, tutti i parenti lasciarono Federico nella casa dove avrebbe dovuto trascorrere il futuro con la sua più grande felicità.

Il funerale per lui suonò nella sua mente fragile come un matrimonio, perché sapeva che Maria sarebbe stata lo stesso a casa sua, nella camera dove avrebbero dovuto consumare il loro amore se la morte non si fosse messa in mezzo. 

Si avvicinò lentamente la notte e Federico tornò al cimitero. Tornare lì non fu per lui un problema, si sentiva come a casa anche se era ormai buio e le tombe potevan arrecargli paura.

foto Nadia Mezzatesta

Arrivato davanti la lapide della sua adorata defunta, agì subito e cercò di tirarla fuori da quella terra che sembrava risucchiarla in un viaggio senza ritorno.

Quando aprì la tomba si sentì più vivo e prese tra le sue forti braccia Maria.

La sua carrozza era a pochi passi da loro e subito sparirono come fantasmi dal più silenzioso dei luoghi. 

La camera da letto era pronta e Federico prese tutto l’occorrente per imbalsamare la sua amata e ridarle un’altra forma di vita. Una vita fatta solo d’immagine. 

Passò tutta la notte e concluse il suo lavoro perfettamente. Maria anche se morta aveva una luce straordinaria sul volto. Sembrava davvero una Madonna e Federico pianse come se non la vedeva da moltissimo tempo. 

Lei sarebbe stata sempre sdraiata in quel letto con attorno i suoi fiori preferiti: i crisantemi.

Quei tipi di fiori che beffardamente si usano particolarmente per le persone che non ci sono più. 

Mai nessuno sarebbe entrato in quella camera. Solo colui che per timore di non vederla mai più, usò magistralmente la pazzia per compiere un atto estremo ma di profondissimo amore. 

Federico la curò come se era in vita e non si separò mai più dalla sua Maria.

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