Regalo di Natale, di Riccardo Quadrio.

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In una delle poche giornate ”in presenza” permesse dall’emergenza epidemiologica in corso, in un ufficio avvolto da una atmosfera che di prenatalizio ha ben poco, qualcuno bussa alla mia porta:

  • “Ingegnere buongiorno. Posso disturbarla?”
  • “Ci mancherebbe. Si accomodi pure.”
  • “Sono un tecnico incaricato ad una valutazione di un capannone industriale, e avrei bisogno di qualche dato sui valori unitari di mercato in zona omogenea “D2”: mi hanno detto che lei potrebbe aiutarmi…”
  • “Senz’altro. Mi conceda un attimo…” 

Mentre interrogo al terminale la banca dati per trovare elementi utili all’oggetto della richiesta, il tecnico seduto davanti a me, che si guarda distrattamente intorno per ingannare l’attesa, nota il cellulare nel taschino della camicia, e osserva:

  • “Ingegnere, ma quel cellulare infilato nel taschino… non è troppo vicino al cuore?” 

La mia mano destra si stacca repentinamente dal mouse e si tuffa nella tasca dei pantaloni, alla pretestuosa ricerca di una pen drive, prima di rispondere timidamente:

  • “Perché, che…”
  • “No, non per dire… Ma con questi campi elettromagnetici non c’è da babbiare… Sa, con le cose che si sentono…”

Continuando a frugare nella tasca alla ricerca magari del cappuccio della pen drive, consegno quanto richiesto a ddu curnutu sorridente che ho davanti, che si congeda con un:

  • “Non so come ringraziarla, Ingegnere…   Se non ci dovessimo più vedere, le auguro un buon Natale…”
  • “Altrettanto a lei e famiglia!” rispondo, trattenendo dietro la mascherina un meno cortese ma più eloquente: “A tìa e a tutta a to razza!”… 

Quando finalmente quel  porta attasso mi lascia solo, rifletto su come minimizzare i rappresentati nefasti effetti dei campi elettromagnetici, osservando fra me e me: 

  • “E se lo metto nel taschino della camicia, dice che mi viene l’infarto… ; se lo metto nella tasca posteriore dei pantaloni, capace che mi vengono le emorroidi…; se lo metto in quella anteriore, quello che può accadere manco me lo voglio immaginare…”

I miei pensieri vengono interrotti dalla soneria del cellulare (che ormai mi mette magari soggezione), sul cui display campeggia il nome “Mamma”; mi prendo di coraggio e rispondo:

  • “Ciao, Mamma”
  • “Ciao, Riccardino… senti, gioia mia, stavo pensando… ma se per Natale ti regalo un borsello…  che dici, ti piacerebbe?”
  • “OTTIMA IDEA! Ti voglio bene, Mammi’!!”

(P.s. Se proprio dovete fare un regalo, assicuratevi che sia utile… Felicissimi, Buon Natale a tutti voi)

foto dalla rete, nocopyright

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