E a voi, quale profumo manca? di marcello mussolìn

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Gli uomini possono chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non possono sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è il fratello del respiro.  (Patrick Süskind, Il profumo) 

La primavera, a Palermo, è un effluvio di odori. Camminare, correre tra le stradine meno battute dalle macchine permette di immergersi nel profumo di oleandri, glicine…

e il gelsomino poi. 

Mia nonna d’estate, ritualmente, faceva il gelo di mellone. Mellone, con due l, altrimenti non è gelo. Incurante di passapomodoro, frullatori e apparecchi per l’estrazione – che allora non c’erano – setacciava rigorosamente a mano il mellone, che assumeva quella consistenza un po’ granulosa ma “vera” che i prodotti da pasticceria non hanno, e condiva il tutto con l’acqua di gelsomino, che conferiva al dolce quel profumo straordinario che ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, ricordo. 

La chicca finale, poi, era il fiore di gelsomino sulla coppetta di gelo. Coppona, invero: la nonna riciclava le coppette della pasticceria Alba… ve le ricordate? 

foto dal web

Arrivando a Mondello dalla Favorita, correndo, in genere abbandono viale Diana e utilizzo i sentieri alle falde di Monte Pellegrino. Lì l’odore è quello dell’erba secca, un odore… “caldo” ma quasi presagio d’estate, che viene sostituito, scendendo lungo via Margherita di Savoia, dal profumo “pesante” dei fiori dei giardini – oleandri, ibiscus, glicine, giacarande, camelie – dei villini che costeggiano la strada, retaggio liberty della Palermo che fu.

E’ arrivati in viale regina Elena che senti sprigionarsi quell’odore di salsedine, di sabbia, foriero di sensazioni: sole, mare, coccobello cocco di mamma, lo sfincionello e la ciambella “che” non è estate, o Mondello, se non tasti la ciambella fritta.

Aveva un odore semplice, il mare, ma nello stesso tempo così vasto e unico nel suo genere, che Grenouille esitava a suddividerlo in odore di pesce, di sale, di acqua, di alga, di fresco e così via. Preferiva lasciare intatto l’odore del mare, lo custodiva intero nella memoria e lo godeva indiviso. L’odore del mare gli piaceva tanto che avrebbe desiderato una volta averlo puro, non mescolato e in quantità tale da potersene ubriacare.“
(ib.) 


Mi mancano gli odori.

Non la libertà degli spostamenti, non gli aperitivi con gli amici… mi manca di uscire a fare fotografie. E gli odori.   

Mi manca u ciavuru.

Un pensiero riguardo “E a voi, quale profumo manca? di marcello mussolìn

  • 04/04/2020 in 21:58
    Permalink

    Mi piace questo scorrere di sensazioni e di odori. Involontariamente hanno evocato in me anche i ricodi dell’estate palermitana. Anche i colori.
    Ammiro la delicatezza e la profondità di questo racconto.

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