In Paradiso, di Gabriella Cuscinà.

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In Paradiso passeggiavano, tenendosi per mano, due anime beate. Si trovavano nel loro tempo infinito e in una bella strada tra le nuvole. Erano Sebastiano e Rachele che per sessant’anni della loro esistenza erano stati sposi fedeli e felici.

Come premio per tanta fedeltà, potevano tenersi per mano ed erano appunto anime beate. Erano vissuti godendosi la vita nel senso buono del termine.

Avevano sempre fatto del bene al prossimo, erano stati genitori affettuosi e premurosi e, quando lui era morto, lei era rimasta fedele alla sua memoria. Difatti dinanzi alla foto del marito, aveva tenuto dei fiori ogni giorno per tutti gli anni che gli era sopravvissuta.

Di lassù, potevano vedere i loro quattro figlioli, ma non potevano conoscerne i pensieri. Solo ne intuivano i sentimenti da quello che essi facevano, dagli atteggiamenti e dall’espressione del volto. Neppure potevano udire quel che dicevano.

(joaquin sorolla)

Rachele, quando vedeva l’unica figlia femmina triste e con lo sguardo lontano, sapeva che stava pensando a lei ed era felice di questo.

Sebastiano quando scorgeva della malinconia nello sguardo dei suoi figli maschi, era certo che essi stavano ricordando lui, quel padre meraviglioso che aveva donato tutta la sua esistenza alla famiglia.

Una volta la moglie disse al marito: -Guardali i tuoi figli! Continuano a essere delle brave persone, però la cosa più importante che abbiamo insegnato loro è la buona educazione.-

-No, non credo- ribatté Sebastiano -penso piuttosto che abbiamo inculcato loro il senso della famiglia e l’unione tra fratelli. –

-Ma che dici! Allora, se è per questo, abbiamo dato loro esempio di onestà per tutta la vita!-

-Ma che onestà e onestà! Sì, nella nostra vita siamo stati sempre abbastanza onesti, ma ti dico che il valore più importante che abbiamo trasmesso è stato quello della famiglia.- 

-No Sebastiano, guarda tua figlia quando saluta la gente! E’ l’educazione in persona!-

-Sì va be’! Sta sempre curva sulle spalle, non riesce mai a stare dritta!-

-E guarda il maggiore dei maschi! Che classe, che gentilezza, che affabilità, quando conversa con le persone!-

-Sì e gli si legge in faccia che lo annoiano terribilmente!-

-E il minore! Che perfetto galantuomo! Com’è impeccabile quando si trova fra le persone!-

-Anche lui! Si capisce benissimo che freme per levarseli tutti dai piedi!-  

-Senti, un’altra cosa molto importante che abbiamo loro lasciato, è stata una discreta istruzione, non ti pare?-

-Mah, forse, però la potevano avere anche migliore, con un po’ di volontà in più. –

– Pensa quanto lavorano!-

-Quello è dipeso dalla fortuna che si sono ritrovati. Tutti e quattro sono stati fortunati nella scelta del lavoro.-

-Sai Sebastiano, abbiamo inculcato e trasmesso loro il buon gusto e la sobrietà.-

-Be’ sì, in questo sono d’accordo. Ma insisto che la cosa più importante che abbiamo insegnato loro è stato il valore della famiglia e l’amore tra fratelli.-
-Sei proprio fissato!-

Sulla terra, trascorsero molti anni. I quattro fratelli erano divenuti parecchio anziani. Gli acciacchi non mancavano e non si facevano desiderare.

Un giorno, il maggiore ebbe bisogno di una trasfusione di sangue e non si trovava facilmente il suo stesso gruppo sanguigno. Il secondo fratello, che aveva lo stesso identico gruppo, prese l’aereo, arrivò di corsa per fare la donazione e tutto andò bene.

Un’altra volta il terzo fratello ebbe bisogno di una donazione di midollo osseo e non si trovava il donatore compatibile. La sorella fu pronta a fare analizzare il proprio midollo e risultò che era perfetto per la donazione. La fece, e anche questa volta andò tutto bene. 

Joaquin Sorolla

In Paradiso, Sebastiano disse a Rachele:- Allora, qual è la cosa più importante che abbiamo insegnato ai nostri figli?-

-Credo che tu abbia proprio ragione! L’affetto tra fratelli e il valore della famiglia è stato la cosa principale!-

-Te l’avevo detto io!-

(testo Gabriella Cuscinà, foto Marcello Mussolin Museo Sorolla Madrid)

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