LA  VUCCIRIA, IL RITORNO di Nuccio Pepe

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LA  VUCCIRIA, IL RITORNO.

E’ tornato da pochi giorni nella Palermo della sua gioventù.

Giovanni entra a palazzo Steri, dopo avere attraversato Piazza Marina.

Si ritrova davanti alla grande tela “ La Vucciria”.

Il gioco di riflessi, dato dal contrasto tra la luce  filtrante tra le tende e i teloni che proteggono la merce dal sole e dalla rara pioggia e quella diffusa dalle potenti lampade sospese, gli fa socchiudere gli occhi.

Una miscela di odori si diffonde penetrante. L’intenso profumo del pecorino e del caciocavallo, l’inconfondibile aroma delle olive bianche e nere impilate in piramidi trasudanti olio, le alghe che fanno da letto alla varietà infinita di pesce emanando una residua aria marina.

Si bea di questo piacere olfattivo.

Vede in lontananza la figura di Rino che avanza guardandosi distratto intorno. Il suo maglione giallo è inconfondibile. Ha appena oltrepassato uno dei banconi dei formaggi ; “ Uora uora ù sfurnavu ! Scarsu d’ogghio e riccu ‘i pruvulazzu“  il richiamo del venditore disfincionelo fa quasi sobbalzare.

Nello stesso istante dalla macelleria esce Salvina. Tiene due sacchetti di plastica colmi di ortaggi e verdure con la mano destra mentre con la sinistra chiusa a proteggere il piccolo portamonete  si fa strada tra la folla.

E’ bella Salvina. I capelli corvini che le ondeggiano sulle spalle, le forme mal celate dalla camicia bianca, sicuramente sbottonata fino al consentito, i passi lenti uno dopo l’altro esaltano la forma dei glutei. Sembra quasi danzare mentre schiva le pozze di umori che scolano dalle bancarelle e le persone che incontra.

Vivu vivu, ‘ddu Porticeddu veni!“  I pesci che agonizzanti saltellano ancora sembrano salutarla al passaggio mentre l’occhio sbarrato di un pescespada enorme la guarda stupito, forse incantato dalla sua bellezza.

Lo sguardo torna a Rino. Lo conosce benissimo, sono quasi cresciuti insieme tra i vicoli maleodoranti, nel quartiere si sa tutto di lui.

La sua scalata nelle gerarchie di Cosa Nostra era stata interrotta da un arresto casuale.

Si diceva in giro avesse sbagliato la gestione di certi affari e questo a Don Manuele non era garbizzato più di tanto.

Aveva scontato la sua pena con la dignità, se così si può chiamare, prevista per i cosiddetti uomini d’onore, ma radio carcere aveva fatto sapere che appena uscito dalla galera si sarebbe dovuto riscattare agli occhi di Don Manuele.

Guarda ancora in direzione di Rino. Il viso, sì il viso gli sembra più scavato, forse è l’ombra della barba mal rasata. La bocca è serrata quasi a ricordare che no, non ha parlato.

E’ strano, da bambino e poi ancora da ragazzo era un tipo ciarliero, scherzoso, che aveva la battuta pronta per tutti e su tutto, poi la svolta. Trascinato da un suo cugino maggiore, i primi furti, lo spaccio e infine il salto di qualità.

Tutti sapevano che era coinvolto, forse proprio lui il killer, nell’omicidio di quel prete scomodo, quello che come diceva sempre Don Manuele  rumpi i cugghiona cù ‘sta storia di livari i picciotti ‘ndi mezzu a strata.

don Pino Puglisi, foto dal web

Salvina lo conosceva bene, andava a messa tutte le domeniche, del resto era la chiesa del quartiere, la più vicina. Era anche l’occasione per incontrare Rino, per salutarlo con uno sguardo all’uscita dalla chiesa. Lui di solito stava appoggiato ad una delle colonne di marmo grigio che delimitano l’ingresso principale, fingendo di discutere di calcio con i suoi amici.

Il padre di Salvina non avrebbe tollerato una storia d’amore tra i due, in fondo chi era Rino ?

Già chi era Rino ? Era  ‘unfami, un cuirnutu che aveva avuto l’ardire di talìare sua figlia e poi un altro colpo al suo cuore di padre, Salvina aveva aiutato Don Pino a nascondere un ragazzo che i boss cercavano per saldare il conto di uno sgarro per una partita di droga non pagata.

Erano delle onte da pagare, da riscattare.

Il biancore delle luci ora quasi lo abbaglia. Guarda ancora la scena, strizza ancora di più gli occhi.

Tutto si svolge in pochi secondi eppure gli sembra che duri una vita.

Una vita che se ne va.

Una chiazza rossa attraversa il corpo di Salvina, Rino è sparito, Don Manuele già sa che il “suo” onore è riscattato.

Giovanni guarda ancora il quadro che ha davanti, si trova solo, le mani in tasca, gli occhi socchiusi davanti alla tela di Guttuso.

Quando esce si rifugia sotto l’ombra del ficus secolare, si guarda intorno, fa un respiro profondo e si dirige verso il mare, ha bisogno di guardare lontano.

  • Uora uora ù sfurnavu ! Scarsu d’ogghio e riccu ‘i pruvulazzu: E’ stato sfornato ora ! Povero di olio e ricco di polvere (tipica abbanniata del venditore di sfincione, caratteristico cibo di strada di Palermo, specie di pizza con cipolla , pomodoro,acciughe ed origano)
  • Vivu vivu, ‘ddu Porticeddu veni: E’ ancora vivo il pesce ! Viene da Porticello ( paese di pescatori vicino Palermo)
  • Garbizzato: Gradito
  • rumpi i cugghiona cù ‘sta storia di livari i picciotti ‘ndi mezzu a strata” : Rompe i coglioni con questa questa storia di togliere i ragazzi dalla strada
  • unfami, un cuirnutu: un infame, un cornuto
  • talìare: guardare

Nuccio Pepe

Racconto tratto da “Storie. Racconti per attraversare il tempo” Mohicani Edizioni Palermo.

LA  VUCCIRIA, IL RITORNO.

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