Venerdì Santo e il dolore di una Madre, di Maruzza Dardanoni.

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Venerdì santo, si ripete il dolore. Sempre per sempre.
Gesù avanti Maria dietro staccata di passi, non si incontrano. Prima accadeva che a notte fonda, prima di tornare in chiesa, facessero come un balletto, avvicinati e poi allontanati e poi di nuovo.
Maria ha le mani giunte il capo chino, fregiata da un dolore antico, Maria lo sa che poi suo figlio resuscita ma lei muore ogni volta.
Palermo è piena di processioni, quella che amo di più è la processione che esce dalla chiesa di piazza croci, che passa per le vie del borgo vecchio. Si ferma al tramonto sotto le mura dell’ucciardone. Dietro le grate delle celle mani protese, forse pianti o mute preghiere. Poi ricomincia il suo triste cammino di una madre privata del suo unico figlio carnale, lei madre di tutta l’umanità.
Gesù è stato ammazzato peggio di un cane e alle diciassette quando la musica a morto accompagna il suo cammino.il cielo si oscura pietoso.
È un dolore eterno e le strade listate a lutto accompagnano.
Poi sarà di nuovo resurrezione nell’attesa dell’Angelo che annuncia.
Ma una madre non ricuce il cuore a brandelli, raccoglie lacrime per pulire il viso di suo figlio forse chiedendogli perdono, forse maledicendo quel dio che glielo ha portato via.
Venerdì santo.

Maruzza

(foto dell’articolo di Maruzza Dardanoni, la foto di copertina è di Marcello Mussolin)

 

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