Lo sfincionaro, di Paola Pace La Pegna

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Oggi voglio raccontarvi di un episodio accadutomi qualche anno fa, ma che sarebbe potuto accadere ieri, o potrebbe accadere domani, perché Palermo è sempre stata, è, e sarà sempre la città degli ingorghi nati per caso, Delle amicizie nate per combinazione… e degli ‘sfincionari’…

Voi direte.. “che c’azziccano gli sfincionari?’

C’azziccano..  a Palermo gli sfincionari c’azziccano sempre.

Ma torniamo al racconto.

Era un caldissimo  primo pomeriggio di inizio ottobre, di quelli che devi guardare il calendario per renderti conto di non essere ancora ad agosto ed io ero, devo dire, in uno stato d’animo ottimale, molto ben disposto verso il prossimo ed il Creato tutto, perché il destino mi aveva già fatto un primo regalo, facendomi incontrare un angelo travestito da dottore, un medico gentilissimo e con una gran faccia da schiaffi, paragonabile solo alla mia che gli avevo retto egregiamente il gioco, quando mi aveva millantato (senza avermi mai vista sino a tre minuti prima) per una carissima amica di famiglia, riuscendo a farmi consegnare gli esiti di alcune analisi di cui avevo urgenza, sorvolando il fatto che ero arrivata a sportello abbondantemente chiuso, peraltro interrompendo il pranzo dell’ addetto alla consegna…

Ero dunque in auto coi miei cuccioli, diretta al Secondo appuntamento importante della giornata, la visita dentistica quindicinale di Leonardo, la cui bocca all’ epoca era un groviglio di fili ed ingranaggi,  e ripensavo sorridendo a ciò che era accaduto poco prima, quando girando un angolo il sorriso mi si gela in viso…

INGORGO!

Di quelli coi tripli fiocchi ( qualcuno direbbe, coi controcoglioni, ma io non lo dico)… tutto bloccato, e quando dici tutto, è un eufemismo. Anche l’ aria pareva ‘quagliata’… si sentivano solo, ad ondate, colpi di clacson d imprecazioni, che partivano di botto in un crescendo, e dopo aver raggiunto l’acme di un invettiva che accorpava in un augurio di morte subitanea e dolorosa  non si capiva bene chi, ma di qualcuno, la colpa, doveva pur essere, di colpo scemavano, si acquattavano tra le labbra degli automobilisti, pronte a riprendere vita al primo colpo di clacson….

Adesso, il pomeriggio non era più solo soleggiato e gentile, ma rovente e interminabile come i muri di macchine davanti a me, accanto  a me, di sbieco a me… insomma ci siamo capiti… in più.. il mio piccolo cominciava a lamentarsi per la fame, visto che non avevamo ancora pranzato..

D’improvviso, preceduto da un violento, spettacolare profumo di sfincione, si materializza accanto a me un ‘lapino’ a tre ruote, col cassone di vetro e alluminio dietro, guidato da un corpulento signore che era l’emblema dello sfincionaro palermitano… come occhi, due fessure azzurre, viso sorridente, maglietta e ‘falaro’ bianchissimi, pinocchietti di ‘ginz’ sotto il grembiule,  e infradito nere, di cui mi accorgo perché il signore, come tutti i guidatori di ‘lapini’ marcia con lo sportello della cabina aperto e il piede destro fuori a sfiorare l’asfalto.

Mi guarda e mi fa, sorridendo..

“È tutto bloccato…”

Ricambio il sorriso e rispondo.. “me ne sono accorta…”

“È picchí c è un corteo sutta u’ Municipio… rici Ca’ su’ i disoccupati…. Ma chi ‘cunchiuinu’, a prutistari… c arriva u’ travagghiu?”

“..ci provano….”

…. “ Ri ccà, smuntamu stasira…..”

“No, per favore.. alle 4 devo essere dal dentista..”

È quattru? Su i rue e mienza… un c’a po’ ffari maii”

Qualche passaggio mentale, mentre guarda i miei figli semocollassati in auto… “ ma lei unn avi arrivari?”

“In via Dante…”

…. “Sa siente ri vinirimi r’arrieri?”

“….perso per perso…”

Detto fatto..

Il gigante bianco (ecco perché tiene le gambe fuori… non ci sta..)  esce dal lambrettino, sposta letteralmente una moto che mi bloccava il passaggio a destra, sbatte la mano sul cofano di una macchina obbliqua alla mia, mi fa passare al millimetro dal varco creato, mi dice di aspettare, ritorna al suo mezzo, passa anche lui, mi di affianca, e mi fa:

“Mi stessi i rarrieri..’ e parte.

Fino a quel momento ero stata bloccata per più di un ora nella strada parallela a Corso Tuckory, nelle mie intenzioni avrebbe dovuto portarmi a Palazzod’Orleans, e di là, lungo C.so Alberto Amedeo, al tribunale e poi in via Dante… ora, di botto,  stavo seguendo un ‘lapino’ che faceva le curve strettissime su due ruote sole, si infilava in vicoli a prima vista improponibili, ma sempre si fermava ad aspettare se io restavo indietro o favcevo la curva in due ‘tranche’…Non conoscevo minimamente quella zona, che definire pittoresca renderebbe molto parzialmente l idea, ma mi fidavo del mio secondo colpo di cu…ore della giornata, e tra un “Mà, non lo perdere che di qua sennò non usciamo vivi..” e un “mamma, poi lo prendi un pezzo di sfincione?”, dopo una decina di minuti uscimmo, non chiedetemi come, nella parte bassa di Corso Amedeo, subito dopo la Cattedrale… lì il traffico era regolarissimo.

Il mio ‘traghettatore’ uscì dalla sua ‘fuoriserie’, mi venne incontro e mi disse…”ri Ca’ sa spirugghia? Semo o’ Pipirito, pigghia drittu e arriva….

Accumpagnassi fino a dda’, ma u sapi, io avia a gghiri ri l’altra banna, Ca’ ci Vinni pi llei, vitti  i pucciriddi stanchi…. Ora mi nni tuorno na ddu ‘b…..llo’..

Io lo guardo, seriamente commossa, e gli dico “non si preoccupi. Da qui me la cavo, Grazie… oggi ho incontrato un angelo con l’apino..” gli sorrido e gli tendo la mano, lui mi guarda stranito, titubante come se fosse un onore troppo grande, poi me la stringe vigorosamente, mi sembra quasi abbia gli occhi lucidi, ma forse è il sudore, il sole di fronte..

Ingrano la  prima e parto, e dallo specchietto lo vedo guardarci un attimo, e poi ripartire in direzione opposta, verso ‘u bur…llo’..

Sorrido di nuovo… e sento la vocina di mio figlio che mi fa:

“mamma.. perché non gli hai comprato un pezzo di sfincione?”

Perché si sarebbe offeso, tesoro, l’avrebbe vista come una ricompensa , ed invece il suo è stato un gesto di amico.. probabilmente non me l’avrebbe fatto neanche pagare, ed avrei rovinato la magia di quella stretta di mano…

Anche questa è Palermo…

Paola

Lo sfincionaro

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