Strada facendo vedrai… le Sedie volanti.

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 Sedie volanti
Sedie volanti

Vi siete mai chiesti cosa pensano i turisti quando visitando la nostra Palermo Felicissima  scorgono alcuni nomi “curiosi” della nostra città? Immagino i loro volti quando leggono Via Sedie Volanti o Vicolo dei Risorti. Subito dopo vanno su google traduttore e non oso immaginare lo stupore sui loro volti.

Palermo ha un elenco molto lungo di vie dai nomi diciamo (o “diciamolo” come qualcuno ha già detto), particolari.

Palermo si suddivide in 25 quartieri. I nomi delle strade, come in tutte le città, ricordano antiche tradizioni, mestieri, personaggi più o meno famosi o accadimenti storici memorabili.

Ecco un breve elenco e non solo.

Via delle sedie volanti:

Nonostante il nome bizzarro che suscita spesso visioni fantasiose, le sedie volanti altro non erano che le portantine utilizzate dagli aristocratici per i brevi spostamenti.

Erano dette volanti perché, stando sulle spalle dei servitori, facevano sì che il nobile fosse posizionato sopra la testa dei passanti.

Furono costruite fino all’inizio del XIX secolo, quando se ne perse l’usanza.

Via delle Sette Fate:

la spiegazione di tale insolito nome ci è data da Giuseppe Pitrè, che raccolse numerose testimonianze orali circa la strana leggenda di questo luogo.
Si dice che qui ogni notte apparissero delle strane entità, sette “donni di fuora”, delle streghe o fate in grado di influire con i loro poteri in modo benefico o malefico, a seconda delle circostanze. Queste donne, “tutti una cchiù bedda di n’autra” (una più bella dell’altra) rapivano qualche individuo portandolo a vedere luoghi lontanissimi, pieni di cose strane e meravigliose. La vittima (o il fortunato) erano comunque riportati a casa sani e salvi alle prime luci dell’alba.

Via Scippateste:

Scippateste, che in italiano è traducibile come “stacca teste”, si riferisce ad un fatto di cronaca tramandato. Si dice, infatti, che in questa via abitasse un uomo il quale, avendo colto la moglie in flagrante adulterio, abbia voluto rivendicare il suo onore uccidendo i due amanti ed esponendo le loro teste mozzate fuori dalla sua porta, alla vista di tutti i vicini. Ovviamente questo fatto, non è assodato né riconducibile ad una precisa data storica.

Via Gioiamia:

si pensa che in questa zona dovesse abitare una persona, una famosa venditrice di frutta, che portasse tale soprannome, forse dovuto ad un’intercalazione tipicamente siciliana che attribuisce il vezzeggiativo “gioia mia” alle persone a cui è rivolto.

Via dei Credenzieri:

contrariamente alle apparenze, il nome non si riferisce ai fabbricanti di credenze ed altri mobili domestici, ma ad un particolare tipo di servitù in opera presso le famiglie nobili della città. L’espressione “credenza” era utilizzata nel senso di prova o garanzia di fiducia, si trattava infatti di persone di fiducia che avevano il compito di assaggiare, o fare mangiare ad un animale, una porzione del cibo destinato al padrone, per assicurarsi che non fosse avvelenato.

Mura della Lupa (vicolo):

il nome deriva dai grandi depositi della dogana, detti “della lupa”, in quanto contenevano grosse quantità di merci.

Risorti (vicolo dei):

la denominazione nasce dalla voce popolare che indicava i congiurati della fallita rivolta della Gancia che in questo vicolo ed in quelli vicini riuscirono a trovare rifugio scampando al massacro.

Salvezza (vicolo della):

in via Alloro, sul muro della chiesa della Gancia, è presente quella che viene comunemente denominata “Buca della Salvezza”, sopra la quale è posta una lapide che ricorda il nome dei due congiurati scampati alla fallita rivolta del 4 aprile 1860.

Nascosti nei sotterranei della chiesa, a contatto con i cadaveri che vi erano seppelliti, riuscirono a fuggire dopo cinque giorni grazie all’aiuto dei monadi e degli abitanti delle vicine case.

Salita delle Balate:

nel punto in cui scorreva anticamente il fiumicello Cannizzaro, c’era una salita formata da una quantità di lastre di selce, dette “balate” come storpiatura dialettale del termine arabo Balats. Il nome della strada restò tale anche dopo la scomparsa del fiumicello.

Via Scannaserpe:

Scannaserpe è il nome della zona, che anticamente era occupata dal vastissimo “fondo Scannaserpi”, così denominato dal soprannome dei fratelli Simone e Vincenzo D’Abbeni, detti appunto Scannaserpi.

I Scannaserpi sono entrati a far parte della tradizione popolare come sinonimo di povertà e sfortuna. Un detto dice: “Siamo ridotti come Scannaserpi, nudi, morti di fame e senza scarpe” indicando proprio l’attraversamento di un periodo negativo.

Piazza Tavola Tonda:

anticamente era conosciuta come “piazza delle Posate” per via della presenza, al tempo della dominazione spagnola, di molte locande, trattorie ed alberghi, in spagnolo appunto “Posadas”. La denominazione attuale pare che venga dall’usanza di riunire i commensali delle varie locande in una grande tavolata posta al centro della piazza nei periodi di maggiore affluenza.

Rua Formaggi:

si tratta di una delle vie più antiche di Palermo, le cui strade secondarie erano appunto chiamate con il nome “rua” (termine del tutto analogo al francese “rue”) che deriva dalla parola latina “ruga”, ovvero solco, tracciato. Questo esempio di urbanistica storica palermitana, nel corso del XVI secolo fu abitato dall’autorevole famiglia Formaggi.

Lattarini (Via grande):

il nome deriva da “Suk-el-Attariin” (il mercato dei droghieri) così come ancora oggi vengono chiamati alcuni borghi di Tunisi e di altri paesi musulmani.

In tempi passati vi erano alberghi e pensioni, oggi, invece, vi si trovano negozi e bancarelle che vendono per lo più jeans, giacconi di pelle e abiti di tipo militare.

Per concludere c’è una peculiarità di noi palermitani e cioè quello di dare un nome diverso ad alcune strade rispetto a quello reale.

Gli esempi sono tantissimi, eccone alcuni:

La Statua: Piazza Vittorio Veneto

Via Roma nuova: Via Marchese di Villabianca

Via del Borgo: Via Francesco Crispi

Piazza Croci: in realtà sono due piazze: Piazza Francesco Crispi e Piazza Mordini

Piazza Politeama: anche qui due piazze: Piazza Ruggero Settimo e Piazza Castelnuovo

Quattro Canti (intesi come “cantoni”, angoli); qui bisogna fare una distinzione che non tutti sanno. Per tradizione per “Quattro Canti” si intende l’incrocio fra Via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele; in realtà anche l’incrocio fra Via Ruggero Settimo e Via Mariano Stabile si chiama “Quattro Canti”. Come si fa a distinguerli? Facile, il primo si chiama “Quattro Canti di città” e l’altro “Quattro Canti di campagna”. Semplice no? Ma come si chiamano in realtà le due piazze? Quattro Canti di Città: Piazza Vigliena (o Villena); Quattro Canti di Campagna: Piazza Marchese di Regalmici

Piazza Massimo: Piazza Giuseppe Verdi

Lo stradone dello ZEN: Via Lanza di Scalea

Corso Olivuzza: Corso Finocchiaro Aprile

Piazza Olivuzza: Piazza Principe di Camporeale

Salita e discesa di Monte Pellegrino; qui il palermitano si supera; ad una stessa strada vengono assegnati due nomi come se fossero a senso unico, una per salire e una per scendere. In realtà, sia dal lato di Palermo che dal lato di Mondello si può salire al Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino e dalla stessa strada ridiscendere. Il vero nome della strada? Via Monte Ercta

Discesa di Mondello (anche se la si fa in salita): Viale Margherita di Savoia

Piazza Borsa: Piazza Cassa di Risparmio

Dire che noi palermitani siamo un popolo particolare, fantasioso e divertente mi sembra alquanto riduttivo.

Che ne pensate?

Antonella Ferraro

 

Le sedie volanti

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