L’eremita di Capo Gallo, di Antonella Ferraro

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Isravele è l’eremita di Capo Gallo.

Venti anni fa circa, Nino allora si chiamava così,  ebbe “la chiamata” .

Lasciò  moglie e figli e decise di vivere sul monte che sovrasta la Riserva Naturale di Capo Gallo.

Il posto si chiama il Semaforo.

 

Il Semaforo era una postazione di vedetta della Reale Marina Militare Borbonica al tempo del Regno delle Due Sicilie. Posto in un punto strategico su Monte Gallo permette la vista di tutta la costa a ovest fino a San Vito Lo Capo e dal lato opposto di tutto il Golfo di Palermo fin quasi a Cefalù. Alcuni pensano che il semaforo sia un faro, ma non è così. Mentre il faro dà un punto di riferimento per la navigazione, e pr aticamente nient’altro, il Semaforo è dotato anche di apparecchiature atte alla trasmissione di ordini e di indicazioni ai vascelli di passaggio. Per esempio indicava se il vascello poteva entrare in porto o essere dirottato altrove. E’ posto sempre in alto (quello di Monte Gallo è uno dei più alti tra i semafori marittimi italiani) e per fare un paragone, azzardato, regolava il traffico verso il porto di Palermo così come una torre di controllo odierna governa il traffico aereo in un aeroporto.

 

Isravele è un eremita/artista. Ha decorato con dei mosaici stupendi tutto l’interno del vecchio osservatorio facendolo diventare un santuario personale.

Le decorazioni si estendono anche all’esterno ed anche al percorso che dall’ingresso della riserva dà su via Tolomea porta al santuario.

Isravele ha ribattezzato “Via Santa” la strada tracciando la stessa con simboli affinché i curiosi, i credenti o le persone in genere avessero una guida per arrivare al Santuario.

Spiega l’eremita: “La mia missione è quella di salvare le anime degli uomini”.

Vive senza luce elettrica e con una radio a batterie, sintonizzata costantemente su Radio Maria.

Ha un orticello, il forno e la cucina, realizzati da poco, ma a volte scende in città per comprare i viveri, che spesso gli vengono regalati ma, soprattutto, per trovare il materiale di cui ha bisogno per le completare le sue opere. I suoi unici strumenti sono i “piedi e le mani” e una forza fisica inesauribile e non comune come dimostrano le quattro vasche da bagno presenti nella struttura che ha riutilizzato sapientemente per convogliare l’acqua piovana.

Le vasche le ha portate qui da solo.

Ha una conoscenza non comune delle sacre scritture, Vangelo e Bibbia, e a queste deve in parte l’ispirazione

 

Nonostante Isravele sia poco conosciuto alla maggioranza dei palermitani, è considerato dagli studiosi di storia dell’arte uno degli esponenti dell’Art Brut o Arte grezza.

Il concetto di “arte grezza” indica le produzioni realizzate da non professionisti che operano al di fuori del sistema convenzionale dell’arte, in modo del tutto inconsapevole e disinteressato. Irregolari vengono anche chiamati.

E sicuramente irregolare è la vita di questo profeta dei nostri tempi.

 

 

 

3 pensieri riguardo “L’eremita di Capo Gallo, di Antonella Ferraro

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