Pettirossi, tartarughe e cotton fioc: il nuovo indirizzo di studi per una professione del futuro! (parte I)

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Pettirossi, tartarughe e cotton fioc: il nuovo indirizzo di studi per una professione del futuro! – parte 1

Che io non sia la persona più adatta a parlare di un corso di studi sulla Biologia della Conservazione, presentato ai ragazzi del “Damiani Almeyda – Crispi” nei giorni scorsi, è evidente. 

Posso forse parlare di cultura, insomma…, nello specifico del ruolo della cultura nell’ambito della conservazione delle biodiversità, ed era questo lo spazio che mi ero ritagliato in occasione di questo evento. Ma l’impegno mi “stullichiava”…

Ma chi è il biologo della conservazione? 

Riprendo, tanto so che lei non se la prende, le parole della prof.ssa Campobello che così descrive, in due righe, ciò che  – per spiegare – io potrei fare solo dopo un corso accelerato di “universitese”…

E’  una professione altamente specializzata che diventerà sempre più richiesta. Come esempio ultimo, è notizia dei giorni scorsi che il PNRR ha stanziato 100 milioni per digitalizzare le riserve e aree protette. I biologi della conservazione rientrano tra quelle categorie di operatori in grado non solo di eseguire la digitalizzazione di un’ area ma anche di saper sfruttare queste tecnologie per poter eseguire un’ efficiente gestione del biota presente all’interno delle stesse aree. 

Che c’entra Palermo Felicissima con la biodiversità in tutto questo? E’ presto detto: 

E corretto parlare di una diversità culturale, che nasce nei diversi individui e gruppi sociali in virtù del tratto distintivo dell’uomo in quanto animale culturale. Le comunità umane, infatti, si differenziano tra di loro per la propria specifica cultura, che è l’insieme delle particolarità materiali, intellettuali, emozionali e spirituali di un gruppo, ed include le arti, la letteratura, lo stile di vita, i gusti, le tradizioni, i riti e le credenze. Ogni persona poi interpreta a sua volta i valori condivisi e li esprime nei comportamenti concreti e negli stili di vita adottati. Ciascuna cultura è portatrice di identità, di valori e di senso, quindi tutte le culture hanno pari dignità e vanno preservate con attenzione ed impegno

(non è mio, l’ho ripreso pari pari da Ispra, https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/formeducambiente/educazione-ambientale/file-educazione-ambientale/orientarsi-nella-biodiversita])

Se non ci fosse possibilità di scelta rischieremmo tutti di scomparire culturalmente, vittime di una globalizzazione/standardizzazione culturale che porta, inevitabilmente, alla perdita dell’identità.  Attenzione però a non confondere difesa della diversità culturale con ingenui nazionalismi o patriottismi. Conoscere vuol dire rispettare, vuol dire ACCOGLIERE chi ha altre esperienze di vita nel rispetto degli usi, delle tradizioni e dei propri sentimenti. Solo così si cresce. 

E’ quello che facciamo ogni giorno, con impegno e dedizione: e la tutela del patrimonio storico, artistico, culturale ed ambientale è obiettivo imprescindibile.

E i pettirossi, le tartarughe, i cotton fioc? 

Gli esempi presentati dai prestigiosi ospiti interventi hanno solleticato la fantasia dei giovani partecipanti: connessioni “attipo” social network per studiare le dinamiche dei gruppi e potere agire di conseguenza secondo la “magnifica” ed “immaginifica” spiegazione della prof.ssa Daniela Campobello, la difficoltà di restituire alla libertà esemplari esotici (le tartarughe, appunto, per l’esempio illustrato) cresciuti in cattività e che, se liberati in ambienti non consoni, rischiano di diventare invasivi, come ben ci ha raccontato il prof. Mario Lo Valvo, l’impegno civile di Legambiente, qui rappresentato dalla dott.ssa Vanessa Rosano (ora, non sapete che difficoltà ho a ricordarmi i titoli, per me sono Daniela, Mario, Vanessa, Rosanna…) che ci ha parlato – tra l’altro – di come un semplice bastoncino per la pulizia delle orecchie, gettato in modo superficiale nello scarico di casa, giunga indisturbato al mare e si depositi, insieme a tanti suoi piccoli “fratelli” sulle nostre spiagge, già martoriate da un inquinamento – specie di materiale plastico – che pare non avere contromisure.

Rimando alla seconda parte di questo articolo (seguiteci per la pubblicazione, eh!) la illustrazione della nuova laurea in Biologia della Conservazione grazie al prezioso intervento della prof.ssa Campobello.

Per intanto, invitando i ragazzi a riflettere su ciò che potrebbe prospettare in termini di ricchezza culturale e di sbocchi lavorativi un percorso affascinante come quello proposto, lascio la parola alla “incredibile” wonder woman (non ti arrabbiare…) Rosanna Crivello la conclusione di questo breve riassunto: 

Sono davvero grata agli ospiti, Daniela Campobello, Mario Lo Valvo, Marcello Mussolìn e Vanessa Rosano che stamattina (giovedì 31.03.2022, ndr) hanno dato vita ad un intenso momento di informazione e sensibilizzazione verso le tematiche ambientali e del valore del ruolo di ognuno di noi cittadini nella protezione del luogo in cui viviamo. L’opportunità di conoscere un nuovo e interessante percorso di studio presso l’Università di Palermo è stato un momento prezioso per i nostri studenti. Gli interventi efficaci e chiari dei relatori hanno reso l’evento accessibile a tutti nel pieno rispetto degli stili cognitivi di ognuno. È importante che i ragazzi abbiano punti di riferimento e idee innovative per poter agire e vivere responsabilmente. Questo è l’obiettivo delle iniziative promosse dalla nostra scuola che ha trovato la giusta sinergia con Palermo  felicissima, dei blog più seguiti della nostra città,con Legambiente e con il nuovo corso di laurea magistrale in Biologia della conservazione dell’Università di Palermo.

A presto dunque, con la seconda parte di questo articolo

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