“Appunti di una giovane anima. Alexandra Tomasi di Lampedusa”: un’epopea storico-sentimentale

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

di Giovanni Burgio

“Appunti di una giovane anima” è una grande storia e un bellissimo romanzo. Il libro di Gabriele Bonafede ha al centro le vicende di due grandi personaggi vissuti in Sicilia. Si tratta di Alexandra Wolff von Stomersee, Licy nel libro, divulgatrice della psicoanalisi nell’Isola, e Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del “Gattopardo”.

I principali fatti narrati sono realmente accaduti, e l’autore, dopo una lunga e minuziosa ricerca, li ha rielaborati e abbondantemente romanzati.

È un racconto dove ci sono le persone, ma anche gli eventi fondamentali del secolo scorso: la Russia zarista e la rivoluzione bolscevica, la prima guerra mondiale, il nazismo e la seconda guerra mondiale.

Un libro appassionante, che superate le difficoltà delle prime pagine, scorre facilmente e prende totalmente. E continuamente ci si chiede con ansia “Ora cosa accadrà? Come Licy (Alexandra Wolff) e Giuseppe affronteranno le successive vicissitudini?”

Prima di tutto c’è la storia, tutta l’epoca che va dall’inizio del Novecento al secondo dopoguerra. La rivoluzione bolscevica è vista dal punto di vista di Licy, esponente di quella classe privilegiata e aristocratica russo-lettone che sarà annientata e distrutta dalla rabbia popolare.

La prima guerra mondiale è invece osservata dagli occhi di un giovane principe siciliano, che sente e avverte l’estrema fragilità dell’ancora giovane “Patria Italiana”. Fascismo e nazismo, malattie insinuatesi anche nelle più forti coscienze e che infetteranno l’Europa e il mondo intero, costringono l’appassionata coppia a fughe e peregrinazioni continue, fino al definitivo approdo in Sicilia.

Ma accanto agli avvenimenti storici ci sono gli individui, i soggetti più importanti del racconto e tutte le altre figure che vengono a contatto con loro.

Figura centrale è la lettone Principessa “Licy”, cioè Alexandra Wolff von Stomersee. Prima da giovane e poi da adulta, ha un attaccamento tenace e quasi primordiale al proprio vecchio mondo nobiliare e aristocratico. E non rassegnandosi ai terribili e drammatici fatti che sconvolgono l’intero popolo russo, rimane ostinatamente ancorata a un passato che non avrà più possibilità di ritornare. Contraddizione profonda con la voglia di conoscenza e modernità che le fa abbracciare la nuova scienza che scava nella psiche e nell’animo umano: la psicoanalisi. Gli sconvolgimenti della seconda guerra mondiale porteranno “la profuga” donna del Nord in Sicilia, dove diffonderà e farà crescere una forte scuola psicoanalitica.

L’altro protagonista del libro è il Principe siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, futuro scrittore del “Gattopardo”. Membro dell’oziosa, ma ancora ricca e potente, aristocrazia isolana, ne incarna tutti i vizi e le virtù. Anche la sua antica e titolata famiglia è ormai avviata verso un’inesorabile declino.

Punto di forza del romanzo è la posizione da cui sono narrate le vicende. E’ dall’interno delle case, dal microcosmo familiare, dalle strade e dalla vita nelle città, che sono descritti gli importantissimi cambiamenti sociali. Nello scorrere quotidiano della vita dei personaggi vediamo i tragici eventi della storia europea.

Altra parte notevole del racconto sono gli affreschi della natura che l’autore dipinge. La neve, il gelo e le foreste della Lettonia, li ammiriamo e li sentiamo addosso. L’afa, la luce accecante e l’immobilità della Sicilia, li riviviamo intensamente. Ma anche i disegni delle ricche dimore principesche sono costantemente tratteggiati nel libro. Le sontuose case, le tavole imbandite, la moda dell’epoca, li scrutiamo nei più piccoli particolari, nei minuscoli dettagli. Una minuziosa e completa illustrazione di un universo che va a scomparire.

Si gira molto per l’Europa e si viaggia tra le sue nazioni, conoscendo popoli e costumi diversi. Ed è evidente che lo scrittore ha un’approfondita e precisa conoscenza di ambienti e paesaggi, città e Stati. Aggiunta a una forte familiarità con la storia e con gli avvenimenti sociali che hanno investito le popolazioni continentali.

E infine l’enigma, che all’inizio della lettura è anche una perplessità grammaticale. Chi racconta? Chi è il soggetto che osserva e sta accanto ai vari personaggi? Questa persona esiste veramente? E perché allora non si manifesta, non ha un nome, non dialoga e prende parte all’azione? Il dubbio e lo sconcerto si attutiscono a poco a poco, pagina dopo pagina. Il giallo alla fine si scioglierà e il mistero sarà risolto.

Chiudendo il libro, rimane un inquieto e intenso rammarico. Qual è stata in seguito la vita del Principe e della Principessa? Perché i nostri occhi curiosi non possono più seguire e osservare queste due personalità così complesse e interessanti?

La speranza è che questa storia prima o poi venga rappresentata sul grande schermo, al cinema. Dove un bravo regista, necessariamente siciliano, potrebbe dare vita e colore a questa epopea.     

Giovanni Burgio

Lascia un commento