Dante Alighieri con la barba fra “fake” e realtà

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Da un giorno circola in rete la notizia di un quadro “ritrovato” negli Uffici del Comune di Orvieto. Il quadro mostra Dante Alighieri con la barba.

Noi di Palermo Felicissima siamo contrari alle notizie poco documentate ed alle false notizie: Questa potrebbe essere vera ma bisogna approfondire.

Il quadro ovviamente non è apparso all’improvviso e “ritrovato” ma sta appeso da anni all’interno degli Uffici del Comune di Orvieto.

Non sono un esperto d’arte (ma un appassionato si): noto nei tratti dell’artista pennellate di scuola fine-ottocentesca, a mia opinione successive alla prima stesura del dipinto, di fattura seicentesca, dove i particolari sono sfumati con pennellate quasi impressionistiche, mentre nel ‘600 si andava alla ricerca del dettaglio.

Le testimonianze del periodo ritraggono Dante senza barba. Il ritratto più antico di Dante, tradizionalmente attribuito a Giotto (Affresco nel Palazzo del Bargello, Cappella della Maddalena a Firenze), fu dipinto quando Dante era ancora in vita.

Giotto lo conobbe e la testimonianza è reale.

Dante Alighieri con barba Palermo Felicissima
Dante Alighieri affresco di Giotto

C’è da dire che Dante era un uomo politico molto importante: Consigliere del popolo, Cavaliere militare, Priore, Ambasciatore, ed altro. Tutte cariche che prevedevano una presenza pubblica di rilevo, con abbigliamento adeguato alle sue cariche ed in cui la barba non era prevista.

Ciò non toglie che noi uomini possiamo sempre farci crescere la barba, per poi tagliarla, quindi nulla vieta che Dante scrittore, in privato coltivasse l’uso della barba: la barba la si fa crescere e la si taglia.

Esiste però una testimonianza di Dante barbuto dovuta a Giovanni Boccaccio: Nel “Trattatello in laude di Dante”, capitolo XX, lo descrive: “bruno con i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso” e, più avanti:
In verità tu dèi dir vero: non vedi tu com’egli ha la barba crespa e il color bruno per lo caldo e per lo fummo che è là giù?

Boccaccio scrive il “Trattatello in laude di Dante” a partire dal 1351 cioè a 34 anni dalla morte di Dante. Questi anni rappresentano un periodo relativamente breve ai fini storici, quindi Boccaccio poteva attingere a notizie di prima mano, sebbene Dante sia morto nel 1321 a 56 anni, cioè quando Boccaccio aveva circa 8 anni, per cui è poco probabile che lo avesse incontrato.

Il quadro che si trova negli uffici del Comune di Orvieto è stato invece dipinto nel ‘600 cioè oltre 300 anni dopo le testimonianze dirette.

Verosimilmente, il pittore potrebbe essersi ispirato alla descrizione fatta da Boccaccio, oppure il quadro è stato modificato successivamente. Credo più nella seconda ipotesi, cioè che il quadro sia stato ritoccato, però la parola va data agli esperti.

Il Comune di Orvieto ha comunque centrato una bella operazione mediatica e di marketing dove, più che la memoria, vince la smemoratezza nello stupirsi di un dipinto esistito da tempo.

Fake o realtà credo che dobbiamo sempre documentarci e verificare le fonti. Magari conoscere qualcosa di più su Dante potrebbe rivelarsi divertente.

[Marcello Troisi]

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