Il Canto dell’Angelo, di Maria La Bianca

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 Buona Pasquetta!!!
All’alba del lunedì dell’angelo c’e una Palermo che si sveglia ferma nelle strade e nelle piazze. È quella dove ancora è troppo presto per i resistenti della notte trascorsa, instancabili frequentatori della notte oltre il tempo passato attorno al desco pieno della festa del giorno prima.
Poi, mentre nel cielo si delineano cupole e nuove croci nei tetti, spine sul capo di segnali lontani che ci avvicinano ad un mondo ambiguamente piccolo e troppo rapidamente conosciuto, quelle stesse vie si animano per repentini attimi di fretta raccolta con le borse della scampagnata imminente e i richiami degli amici da un’auto in sosta.
Appena il tempo del rumore secco di una portiera sbattuta e del motore che si avvia con tutto il suo carico di promessa di festa canora. Troverà probabilmente sulle vie di fuga dalla città, nelle sue due divergenti direzioni, una compagnia lenta e incolonnata, dazio provvisorio messo in conto alla libertà attesa.
La stessa alba irrompe nelle cucine dei piani bassi destate da odori più intensi del loro sapore, riconosciuto nel tempo e persistente, nelle teglie annodate e abbondanti di pasta al forno e parmigiana, frittata e melenzane alla milanese, a cotoletta insomma, che vedranno la loro fine nei fumi precoci e resistenti della Favorita insieme alle ruote di salsiccia.
E poi c’è la città dei fumi sulla porta di casa, affacciati dalle saracinesche alzate di garage improvvisati in banchetto e voci di madri a rincorrere figli piccoli e figli grandi appoggiati alle pareti con la sigaretta in bocca.

È la stessa città grata del sole alto che non si arrende ai giorni lunghi della pioggia, lamentele per i resti lasciati a poltrire negli angoli e sacchi lanciati dal balcone.
Il giorno dell’angelo scorre uguale ed assonnato all’ombra degli alberi dei boschi fuori porta e a quella costretta delle anguste vie del centro.
Scorre anche la fila dei turisti stranieri e nostrani, affamati della sua bellezza, davanti il palazzo della corte normanna, le chiese delle cupole arabe e dei mosaici bizantini e poi cibo consumato nella fretta dissimulata della strada, lingue diverse che s’intonano e cantano la stessa musica d’angelo, quello della vita.
Maria La Bianca

Pasquetta

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