Palermo, di notte di Marcello Mussolin

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E un’ altra volta è notte e suono, 
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire “sono”… (1)

In effetti cito spesso Guccini. Ma che ci volete fare, la mia gioventù è stata segnata dalle sue canzoni. Sono rimasto un fesso nostalgico ma a me le sue canzoni piacevano, e poi mi ci immedesimavo… e poi a vent’anni si è stupidi davvero. Ah, scusate, questa l’ho già detta.

Io, lo sapete, non so suonare e canto male. Per cui mi diverto a scrivere. E la notte quando non ho niente da fare prendo la macchina e comincio a girare per Palermo, senza meta.

La mia Palermo, di notte.

Una volta, finito di cenare magari in pizzeria con gli amici, c’era il classico “tour de pull” : a piazza Croci c’erano gli “arrusi”, vestiti di bianco e con gli sculettamenti che spingevano i vastasunazzi della Palermo di allora ad abbanniarigli dietro. Poi via Isidoro La Lumia, via Gaetano Daita, che ancora non erano diventate la meta della movida che tanta rabbia procura ai miei soci Antonella e Marcello, che per questo motivo hanno rinunciato a fette consistenti della loro privacy.

Da qui si girava per il porto, e lì c’erano le buttane. Brutte, grasse ma buttane. Con poco davano una mano (ops, mi è scappata così…) agli avventori. Camion fermi e macchine con le quattro frecce lampeggianti.

Oggi il tour de pull non si fa più. Sono rimaste le signorine in via Francesco Crispi, lato foro italico, che sono bellissime anche se poi magari scopri che sono ragazzi en travesti. E sulla circonvallazione. Si sa, il marketing apre nuovi orizzonti.

Mi viene voglia di un caffè.

Al bar trovi Mimmo, artista di gran valore, ma pervaso dalla tipica indolenza palermitana,  quella indolenza che – forse – gli ha precluso  una carriera più importante. Non rifiuta un whisky. Con gli occhi resi liquidi dall’alcool si perde nelle storie: Orlando, Gano di Maganza, Roncisvalle.

La storia del tradimento di Gano: il “vile traditore” contro l’eroe Orlando, che si rifiuta dapprima di suonare l’olifante per richiamare l’esercito carolingio e che resiste con i suoi pochi compagni fin quando le forze sono allo stremo.

Ma poi, prima di morire lancia – finalmente – tre squilli di tromba che richiamano Carlo Magno.

Nello scontro tra cristiani ed infedeli sule rive dell’Ebro, scontro che assume un fortissimo valore simbolico pur senza un reale fondamento storico,  il re cattolico sconfigge i saraceni e cattura Gano….

E combatte, Mimmo, affonda la spada, suona la tromba, si accascia e ti porta con sè a Roncisvalle, a fianco dei paladini. Lui le storie le vive.

Al mio socio Marcello piacciono queste cose. Anche lui ti racconta di Gano e di come nella fantasia popolare sia diventato Cane di maanza, epiteto ormai desueto ma con cui i bambini – nella trasposizione tutta palermitana di cowboys ed indiani in paladini e mori – dileggiavano il traditore, l’infame.

Palermo è cultura, anche nei giochi di bimbi. Anche di notte.

A piazza Verdi c’è Gaetano. Poco lontano, le luci della sciampagneria ed i suoni delle decine di locali ormai di moda attirano gli aficionados della movida. Lui è lì: anche i suoi occhi, come quelli di Mimmo, sono resi chiari da una liquidità alcolica mai assorbita. Mi chiede un panino, ma non  per mangiarlo tutto. Lo divide con Lucy, la sua “cane”.  E se hai bisogno di capire cos’è l’amore te lo spiegano gli occhi lucidi di Gaetano mentre si perdono in quelli ormai spenti di Lucy.

E si mangiava come due fratelli, una briciola l’uomo ed una il cane. (2)

Sergej Esenin, sotto sotto, era palermitano (ero tentato di dire, come la mia amica Maruzza, Esenin a noi ce la suca, ma si sa che io queste cose non le dico)

In corso Vittorio, all’altezza del Nautico, trovi i volontari: sarà la Croce Rossa, gli Angeli della Notte, Sant’Egidio? Chissà quanti sono ed io che non ho il coraggio di fermarmi ad aiutarli. Nella nostra città capitale di cultura ci sono ancora i senza tetto, i senza famiglia, sorretti – almeno questo – dallo spirito indomabile dei volontari.

Palermo è così, con una mano toglie con l’altra dà. I volontari sono – anch’essi – paladini che non suonano l’olifante. Santi che sudano.

Oh, per i non palermitani. A Palermo alcuni Santi non sudavano. Cioè non si dannavano l’anima – ormai defunta invero – per esaudire le richieste dei cittadini. Cristina, Ninfa, Agata, Oliva, Benedetto il santo nero che riposa a Santa Maria di Gesù, Francesco di Paola, sant’Onofrio o santo Nofrio come dicono qui. Tutti Santi Patroni spazzati via da una Santa che sudava, quella Rosalia Sinibaldi che sconfisse la peste. Almeno, dicono. Comunque adesso la Patrona è lei.

Incontro Carmen. Barbona. Ma si può dire di una donna?

La incontro spesso, vaga senza meta apparente. Lei una casa ce l’ha. E forse anche una famiglia. Dicono fosse una professoressa, e pure di quelle toste, ma il suo accento e la sua confusione mentale mi fanno credere piuttosto ad una leggenda metropolitana. Fuma sempre. Ma sempre sempre. Mi ferma e mi chiede i soliti spiccioli per il vino. E anche stavolta mi racconta la sua storia fantasiosa. Una malattia che necessita di cure, il pronto soccorso che non la riceve, il medico che le prescrive le analisi ma che lei non può pagare.

Tieni Carmen, sono cinque euro. Domani torno e se ti trovo al bar deve essere solo perché ti sei fermata a prendere il caffè. Te lo giuro, mi dice scomparendo nella notte, non devo bere. Domani te li restituisco. Ciao, ciao

marcello

http://www.palermofelicissima.it/amici/

I nomi, anche quello della “cana”, sono ovviamente inventati. Le storie no. Da leggere ascoltando rigorosamente:

(1) Guccini, canzone di notte nr. 2 https://youtu.be/rYsj3zQ0eLY

(2) Branduardi, confessioni di un malandrino (da Sergej Esenin, confessioni di un teppista)

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