Sulle orme dei suoni di Antonella Ferraro

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Sulle orme dei suoni (15 Dicembre – Cantieri Culturali alla Zisa), è un viaggio nella cultura ultramillenaria della Sicilia attraverso gli strumenti musicali tradizionali che nei secoli ha prodotto.

Ecco alcuni degli strumenti tipici della nostra isola.

1) Brogna: conchiglia usata come tromba;

2) Tamburi a cornice: è uno strumento musicale a percussione che consiste in una “pelle” montata su un anello con piccoli “cembali” di metallo; senza questi ultimi viene definito “muto”. Tecnicamente un tamburo a cornice (frame drum in inglese) è definito un tamburo la cui profondità è inferiore al metro;

3) Marranzano: (in italiano scacciapensieri) è uno strumento musicale idiofono costituito da una struttura di metallo ripiegata su se stessa a forma di ferro di cavallo in modo da creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo che da un lato è fissata   alla struttura dello strumento e dall’altro lato è libera

4) Il friscaletto è uno strumento dalle diverse accordature. I più comuni sono accordati in do, in sol e in la. Lo zufolo di canna è tipico della musica popolare della Sicilia. È considerato, insieme al marranzano, al tamburello e alla quartara, uno degli strumenti simbolo della musica folclorica Siciliana. È chiamato in maniera simile in tutta la Sicilia, eccezion fatta per il paese di San Fratello, in provincia di Messina. Qui la parlata locale risente ancora delle radici galloitaliche e il friscaletto prende il nome di vescot. Un elemento fondamentale della sua struttura è il tappo (realizzato in legno di oleandro, ulivo o fico). Ha sette buchi nella parte anteriore e, pur essendo un flauto artigianale molto semplice, presenta due buchi posteriori (a differenza, ad esempio, dei flauti irlandesi).Il friscaletto è uno strumento che non permette variazioni volumiche di piano e forte, poiché una maggiore intensità nell’emissione del fiato ne causa inevitabilmente la stonatura della melodia. Ciascun friscaletto ha quindi la propria personalità, il proprio timbro e le proprie sfumature.Fa parte della famiglia degli aerofoni, essendo affine al flauto dolce.

In Sicilia si sono succedute tante civiltà dalle tipiche manifestazioni musicali; il popolo siciliano, ascoltò il nomos greco, il maqam arabo, l’inno bizantino, la canzone cortese dei Trovatori, fino alla sfarzosa polifonia cinque-secentesca, un insieme di stili e di generi da cui è arduo rintracciare l’inizio della musica popolare siciliana.
Il canto che nasceva da rustici poeti di villaggi e paesi sconosciuti, diventava il canto di tutti; il popolo premiava le loro qualità col tramandare questa melodia, con il conoscere, col passarla di bocca in bocca da questo a quel paese.
Col tempo si andava modificando, acquisiva il colore locale, si formavano le varianti.
Spesso accadeva che alcuni canti si espandevano oltre i confini dell’isola assumendo altre forme dialettali, divenendo canti toscani, lombardi.

Da segnalare la tradizione musicale del Natale in Sicilia, dove le Novene rappresentano in Sicilia non solo religiosità ma anche l’occasione per stare insieme nelle chiese e nelle piazze.

Le Novene di Natale è un canto narrativo frazionato in 9 parti che narrano le vicende della natività e sono eseguite per le 9 sere che precedono il Natale, ad opera di un gruppo di musicanti che suonano di fronte ad edicole sacre decorate con frutta, asparago ed alloro eseguendo un vario repertorio delegato da devoti che alla fine offriranno bevande e cibo a loro ed ai presenti; In diversi borghi e paesi, vengono accesi dei falò per “quadiari lu Bammineddu” (riscaldare il Bambinello).

Ci sono anche i canti di lavoro, nata nei campi, o nelle piazze cittadine, era correlata al ciclo dell’anno e del lavoro: pescatori, contadini, fornai, carrettieri, vanniatori, artigiani, vantavano un abbondante produzione di canti attinenti al loro mestiere. I canti del lavoro scaturivano spontaneamente dal bisogno di dover coordinare i lavori di gruppo;
Gli antichi mestieri tradizionali come la battitura del gesso e del frumento, avvenivano con movimenti di percussione, o di trazione in ambito marinaro, con le vele, la pesca.
I movimenti ed i ritmi di questi mestieri, creavano semplicemente un accompagnamento vocale che scaturiva dai gesti e dai ritmi tipici di quei lavori.

I canti di dolore invece venivano effettuati con o senza accompagnamento musicale; un esempio sono i canti della vicaria, riferiscono lo strazio dei condannati, con la piena degli affetti che invade, col sentimento della libertà ormai perduta; la disperazione per il dolore della vita in lotta con la morte.

Gli interpreti di questo percorso sono alcuni allievi e docenti che stanno formando  ragazzi e ragazze dai 15 ai 35 anni di età sulla pratica musicale e coreutica tradizionale e sulla costruzione di strumenti musicali tradizionali e acustici.

Antonella Ferraro

 

 

 

 

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