Blade Runner 2049, di Marcello Mussolin

Condividi

Che c’entra Blader Runner con Palermo Felicissima?

Boh, me lo sono chiesto anch’io e, dopo tutte le elucubrazioni “attipo” che il cinema è cultura, Palermo felicissima è il blog della Capitale di Cultura e cose così, mi sono risposto: nulla.

Ma la recensione la scrivo lo stesso.

E vi dirò pure che mi ero ripromesso di non parlare di Blade Runner per concentrarmi su questo “2049” ma niente, non ce l’ho fatta. Parlerò “anche” del primo Blade Runner, che poi in realtà è il secondo, il Director’s Cut, con una puntatina anche al Final cut.

Il primo Blade Runner era un buonissimo film di fantascienza, che si concludeva con uno scontato finale latte-miele e tutti a fare il tifo per la bella Rachel.

Il secondo, il c.d. Director’s Cut (ed il terzo il cd. Final Cut), senza la voce fuori campo, con il finale che si meritava un film del genere (cioè: il vuoto, che ne sarà di noi) e con l’onirica visione dell’unicorno da parte di Deckard è il film-mito.

La chiave di volta del passaggio sta – infatti – proprio nell’unicorno sognato da Deckard e che il collega Gaff gli “origama” facendogli intendere che lui, Deckard, è un replicante egli stesso medesimo di persona personalmente ed il ricordo dell’unicorno altro non è che un impianto.  Una memoria posticcia, un ricordo fasano, come quelli – poi – che Stelline impianterà negli androidi in Blade Runner 2049.

Chi è Stelline lo scoprirete solo vivendo.

E’ nella lotta tra il cacciatore di androidi–replicante ed il “capo” dei Nexus 6 , un grandioso Roy Batty – no, purtroppo in 2049 non c’è Roy Batty nè nulla di simile –  che si trova il senso del film: gli umani hanno perso la fantasia, accecati da odi profondi (in 2049 il mondo riparte dopo un devastante black-out e sanguinose rivolte che hanno fatto sì che i replicanti, banditi dalla Società, fossero allontanati nei desolati extramondi) e costantemente oppressi da piogge ed oscurità. Si divertono con i robottini creati da J-.F. Sebastian, e con le androputtane come Pris. Ma Pris è una Nexus 6, speciale come Roy Batty. Il quale dà al mondo una lezione di quelle che non si possono scordare: ormai solo gli androidi “vedono”. Vedono cose che gli umani non possono neanche immaginare. Ma queste cose andranno perdute, come lacrime nella pioggia.

Ca..o che finale.

Alla fine, vince il replicante-umano e muore il replicante-replicante, perché si compia il miracolo di uno di loro – la bellissima Rachel – senza una data di scadenza e con Deckard in amorevole supporto. E voi volevate farlo finire con il lieto fine?

In un momento cinematografico in cui i film di fantascienza erano le prime guerre stellari, gli star Treck, ed altri polpettoni del genere, Blade Runner fu un pugno nello stomaco. Meraviglioso.

E pensare che nel libro da cui è tratto, anzi cui lontamente è ispirato (per quei pochissimi che non lo sapessero, si tratta di Do Androids Dream of Electric Sheep? di Philip K. Dick) Deckard è un povero cristo che non ha i soldi neanche per  potersi permettere una pecora meccanica nuova, la sua è tutta sgarrupata, mentre i suoi vicini hanno delle bellissime pecore wow, gli androidi sono cattivoni e Rachel una stronzona che si accoppia con gli umani ed alla fine gli distrugge la pecora. Non un granchè, tutto sommato.

Che dire? Onore a Ridley Scott per averne tratto un capolavoro, stravolgendo la trama e creando il mito.

Ah, Blade Runner 2049. Se volete andare a vederlo, andateci pure, male non fa.

Ciao

(marcello mussolin)

7 pensieri riguardo “Blade Runner 2049, di Marcello Mussolin

  • 18/10/2017 in 22:09
    Permalink

    Effettivamente mi sono chiesta che cosa c’entri con lo spirito e le finalità del gruppo…..ma se tu dici che è cultura…! Comunque è un genere che non amo, non ho visto né il primo né il secondo e non vedrò neanche questo . Però devo ammettere che è un piacere leggerti 😜

  • 18/10/2017 in 23:19
    Permalink

    Comunque certamente rivedrei 2001 Odissea nello spazio che ai tempi mi è piaciuto moltissimo …
    un vero capolavoro e che musica!Non posso fare paragoni con Blade Runner che non conosco

  • 15/06/2018 in 20:12
    Permalink

    Scrivo adesso perché non lo avevo visto, il 2049.
    Il cinema, come arte è una espressione di qualcosa che può piacere o no al pubblico. Son gusti!
    Certo, anche a chi non è piaciuto o non l’ha visto, farà riflettere che “domani è un altro giorno” detto da Rossella O’Hara in “Via col vento” e “…abbiamo visto cose che voi umani non potrete immaginare” insieme a “…e tutto questo si perderà come lacrime nella pioggia” detto da Roy in “Blade Runner”, sono frasi di peso che restano scolpite nella memoria collettiva. Non è da tutti. E’ come il “ramo sul lago di Como” di manzoniana memoria: sono capolavori. Che piacciano o no.
    Blade runner prima versione ci ha regalato oggetti comuni, oggi usati nel modo di dire e nelle pubblicità: gli origami minuscoli, l’unicorno, i replicanti (Android), la generazione Nexus (LG, Hyundai), la straordinaria musica di Vangelis, e molte altre chicche.
    Blade Runner 2049 è bellissimo, poco avendo da invidiare, cosa super-ultra-rarissima, al progenitore. I personaggi sono replicati nei ruoli e nella iconografia, discendenti ed eredi dei predecessori, ma con umanità diversa e ruoli più moderni. Il primo film è del 1982, sono passati 36 anni e viviamo con una sentimentalità diversa. Il senso della umanità ed il senso della vita sono il filo conduttore del film.
    Nel primo film Roy torna sulla terra perché vuole più vita, avendola limitata ai 30 anni, e vuole incontrare il Padre, il Creatore, per averla prolungata. Nel secondo, viene protetta la vita di una bambina, nata dal miracolo di unione di due creature inconsapevoli della propria non umanità.
    E’ il senso della religione? Chiediamo a noi stessi chi siamo e se un Padre potrà salvarci o aiutarci?
    Anche in “2001 odissea nello spazio” il tema è simile, ma soprattutto si interroga sull’inizio e sulla fine del percorso di “chi siamo”, dalla nostra Creazione alla nostra Evoluzione.
    A me è piaciuto tanto.

Lascia un commento