Di amori, di libri, di rivolte. Marcello Mussolin commenta il romanzo di Nuccio Pepe

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“Noi, nostalgici progressisti tendenti all’anarchia, spiriti indecifrabili, produttori di sogni mai realizzati” 

(Nuccio Pepe)

A me, questa “cosa” che ogni tanto qualcuno si ricordi di me e mi mandi un libro da recensire, sta cominciando a piacere.

Oh, i libri li compro anche, eh. Ma volete mettere il gusto di ricevere un pacchetto con il mio nome sopra, preceduto da una graziosa telefonata dell’autore, che contiene il gradito papello: non ha prezzo.

Poi, se il libro è di Ottavio Navarra, della di cui (mi girava in testa cuius, mica sono andato al classico per niente, no?) casa editrice penso di avere finanziato una fetta consistente… ma che ve lo dico a fare?

Capita però che alcune volte io sia pure “amico” dello scrittore, sia per ”storiche” frequentazioni che per nuovi incontri, ed allora subentra l’imbarazzo: ma se il libro non mi è piaciuto, lo devo dire, lo devo sottintendere, faccio finta di niente?

Nuccio Pepe – Palermo Felicissima

Con il dottor Damiano Pepe, detto Nuccio, mi unisce, oltre che pluriennale amicizia, anche un comune percorso scolastico, in quel liceo classico Giovanni Meli detto “di piazza Croci” di ormai lontano ricordo, il che me lo rende simpatico “a prescindere” e quindi scrivere di un libro suo mi porterebbe ad essere magnanimo ma, per fortuna mia e del lettore

Il libro è magnifico.

Un romanzo breve, come ormai ci ha abituato il buon Nuccio, in cui si condensa di tutto. Amori, libri, rivolte. Soprattutto libri, per quel che ci interessa.

Non starò qui a raccontarne la trama, per questo mi avvalgo dell’ausilio della sinossi che fedelmente riporto in calce a queste due righe strampalate. Ma vi dico la mia. 

Amori, libri e rivolte. 

Rivolte: guerra e sangue, il sangue dei palermitani, delusi delle aspettative riposte nella epopea garibaldina, motivata forse più dalle esigenze di tutela dei traffici marittimi degli inglesi  – i vari Ingham, Woodhouse, Withaker sponsor del progetto, si direbbe adesso – che non da una reale voglia di cambiamento. 

Delusi dal mal sopportato Regno d’Italia, che impone tasse, coscrizione obbligatoria a difesa di uno Stato sconosciuto ed una abortita riforma agraria che costringe i siciliani ormai alla fame a rivendere, da lì a poco, i loro fazzoletti di terra ai grandi latifondisti. 

Sconfitti, infine, a seguito della tragica rivolta del “Sette e mezzo” e del bombardamento di Palermo da parte della flotta reale, triste presagio di un ancor più grave bombardamento, quello del 9 maggio 1943 da parte dell’esercito alleato, che rase al suolo buona parte della nostra città.

Entrambi liberatori, dicono.

Amori, quello di Ascensio per Cloe, straordinaria figura di donna emancipata ante litteram, che sfida le convenzioni del tempo godendo della sua vita, della sua cultura, della sua sessualità: 

Non eravamo, non siamo e non saremo amici o fidanzati. Eravamo e siamo qualcosa, qualcosa di forte, di nostro, forse lo saremo ancora, e questo qualcosa mi piace…

 Libri. 

Non sto qui a spoi… spol… spil… insomma, a anticiparvi tutto sull’amore che lega Ascensio/Nuccio ai libri. Basterebbe solamente leggere l’introduzione.

In genere, non leggo – stupidamente – le note introduttive dei libri, mi dimentico gli incipit e lascio i libri con oltre 400 pagine a dormire sul comodino, con il segno a metà. 

Stavolta l’ho letta, l’introduzione, e vi consiglio di farlo. 

Mi sia però permesso un paragone (irriverente?) con “Il nome della rosa”. Lì Eco inserisce la figura del cieco Jorge da Burgos, evidente riferimento al cieco Jorge Luis Borges nella sua veste di direttore della Biblioteca Nacional di Buenos Aires, assegnandogli la strenua e benedettina difesa delle tradizioni contro tutto ciò che sa di novità e, per l’appunto, simbolicamente cieco perché tale deve essere di fronte alla devastazione che – a suo dire – scaturisce dal vento del cambiamento. 

Qua l’ordine è quello dei domenicani, ed il tema cambia radicalmente: 

“Il patrimonio non è nostro, ma è della Storia, dell’Umanità, a noi il compito di custodirlo e di farlo conoscere, anche a costo di sacrifici”. 

Alla cecità si sostituisce la luce: 

Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi: a seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie.

La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi.

La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti.

C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata.

E infine c’è una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori: 

ecco, mio caro amico, figghiu miu – afferma uno dei protagonisti del libro rivolgendosi ad Ascensio –  secondo me tu appartieni alla quarta categoria.

Non vi affannate a cercare paragoni con altri autori, la cultura di Nuccio si percepisce in ogni riga.

Ah, ca va sans dire, il viaggiatore cui mette in bocca queste parole si chiama Kundera. 

Amori, libri e rivolte: il tutto ambientato in una Palermo quasi onirica nella cui descrizione i Felicissimi come me e come coloro che leggeranno queste righe non possono non immedesimarsi sorridendo. 

Avevo cominciato bene, mi sa, ma poi le mie riflessioni hanno preso una piega più seria. Ed allora concludendo, seriamente, mi unisco alla dedica di Nuccio in prima pagina: 

Alla mia leonessa, Lucia.

Nuccio Pepe – Palermo Felicissima

Sinossi del romanzo:

Il 1860 è destinato a essere un anno cruciale per la vita di Ascensio, giovane contadino siciliano di Buonpietro, piccola comunità dell’entroterra palermitano. 

Ultimo di otto figli, fin da bambino spiccava per la sua curiosità intellettuale, che lo aveva guidato tra gli scaffali della sagrestia della chiesa madre, dove aveva imparato a leggere e a scrivere in maniera brillante. L’amore per i libri non lo avrebbe mai più abbandonato, e sarebbe diventato anche una delle passioni condivise con Cloe, marchesina di Sagùta conosciuta tra i campi, insieme a quella del cuore e dei sensi.

L’amore non è la sola grande novità in arrivo, il momento storico è quello dei fermenti sotterranei e degli accordi segreti, e il carismatico Giovanni Corrao, oppositore dei Borboni da sempre, già protagonista dei moti del 1848 e adesso garibaldino convinto, arriva fino a Buonpietro. Per Ascensio iniziano quindi i mesi del coinvolgimento amoroso e politico insieme. E quando il marchese di Sagùta viene nominato consigliere del pretore Benso della Verdura, e Cloe si trasferisce a Palermo, la campagna lascia il posto alle biblioteche, e i due amanti troveranno tra i frati della chiesa di san Domenico preziosi complici e ottimi consiglieri.

Ma la stabilità non è di quegli anni, nel privato come nel politico e, da queste premesse, molto è ancora da venire per i due protagonisti.

Le visite alla biblioteca erano un altro dei momenti più attesi per Ascensio, oltre agli incontri passionali con la marchesina. Le conversazioni con frate Stagnitta gli aprivano la mente su orizzonti sconosciuti e il piacere della conversazione aumentava quando anche Cloe era presente, parlavano di Storia, di religione, di romanzi, di viaggi in terre sconosciute, sfogliavano libri con il dorso in cuoio, discutevano dei misteriosi volumi, di cui nessuno, oltre ai monaci e ai due amanti, conosceva l’esistenza, e delle storie che vi si trovavano narrate.

Nuccio Pepe: Di Amori, di libri, di rivolte, Navarra Editore. Palermo 2021

Dello stesso autore: 

  • Il faro, in “La mano che scrive vale la mano per arare” vol.II – ed.autoprodotta 2009
  • Il dubbio, ed. Torri del Vento. Palermo 2010
  • Da qui a Samarcanda, ed. Albatros Palermo 2010
  • La guerra è della morte, ed. Navarra. Palermo 2018

(inutile dire che li ho tutti) 

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