Hamburg, la sabbia del tempo scomparso, un libro di Marco Lupo. (Marcello Mussolìn)

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Hamburg, la sabbia del tempo scomparso, un libro di Marco Lupo.

Premessa 1: capisco tutti quelli che “il libro deve essere di carta”, devo “sentirne l’odore” salvo poi lasciarlo lì ad odorare sul tavolino del salone per far vedere la propria “intellettualitudine” agli ospiti riveriti…. Io questo libro l’ho letto sul kindle e  ciò mi è stato di grande aiuto, avendo sottolineato mille e mille frasi e poi trascritto le stesse sul notes, anch’esso telematico. 

Premessa 2: quelle che scriviamo su questo nostro blog non sono recensioni come nei siti “seri”. Parliamo di sensazioni, di impatto: per cui ho fatto abbondante uso di copia ed incolla per cercare di spiegare quello che non riesco a spiegare.

Premessa 3: come ho già scritto su Facebook, le virgole, nella stragrande maggioranza dei casi, sono un poco apprezzato dono divino. E non solo per i webeti dei social. E leggere un libro scritto veramente bene accresce questa convinzione.

Ecco, questo è un libro scritto bene. Benissimo. Un romanzo d’esordio col botto.

Ed è libro terribile. 

Con costruzione mirabile, si racconta di libri ritrovati e persi nelle sabbie della clessidra, di libri nascosti nelle stanze della memoria, di libri intrecciati nel nonsenso della demenza. 

Libri che raccontano storie di guerra, di pace (?), di demenza, di ricordi confusi e di fantasia che diventa realtà. 

La guerra vista attraverso gli occhi degli sconfitti, di chi si affaccia, sopravvissuto, dal rifugio per non trovare più nulla di quello che era stato, perché “…La città non esiste. Al suo posto, una trama di crateri che si estende per centinaia di chilometri. Tra le rovine della città scomparsa camminano i superstiti in stato di trance. Sono fiumi densi, lentissimi, che scorrono intorno ai cadaveri, che si aprono un varco verso terre incognite. Non sanno dove andare e iniziano a pensare all’inverno, al gelo che calerà sulle macerie, alla neve che imbiancherà i mattoni bruciati e gli alberi scampati per miracolo alla tempesta di fuoco…. Credono di poter trovare cibo e accoglienza. Troveranno porte sigillate e facce di contadini increduli, irritati da tanta miseria umana e incapaci di aiutare le migliaia di persone che attraverseranno i campi con scarpe ricavate da pneumatici e residui di tappezzeria… 

La guerra negli occhi del pilota, che “…deve smettere di pensare a se stesso come a un essere umano che sta per uccidere altri esseri umani, e deve ascoltare la voce del comandante della missione che sorseggia il caffè alle quattro del mattino, in una stanza della caserma accanto alla pista da cui sono partiti, e questa voce gli ripete che un ordine è soltanto un ordine, e che eseguirlo significa disegnare una linea che unisce due punti, una linea che non possiamo vedere e di cui non immaginiamo il significato, ma un ordine, dice il comandante bruciandosi le dita con la tazza bollente, è soltanto un ordine, e il vostro compito è quello di eseguirlo, anche se vi sembra assurdo e mette a repentaglio le vostre vite, un ordine è soltanto un ordine.”

E’ negli occhi dei disperati che per pochi marchi si massacrano le mani, i piedi, i polmoni per ricostruire la città … “Teste rasate: doveva essere una prassi tra gli uomini che si erano arruolati nella legione dei ricostruttori; per evitare i pidocchi e la lana fine delle polveri che erano costretti a respirare. I ricostruttori venivano dai paesi confinanti, dalle terre dei paesi vinti e dalle terre dei paesi sconfitti dalla povertà … Un mese in questa baracca, un mese di freddo e di neve, trenta giorni di pisciate al gelo, di piedi che si induriscono e bisogna calmarli per ore davanti a un fuoco, un mese di fame anche se abbiamo appena mangiato, una fame che ci appesta e che non serve a niente, che ci lascia talmente magri che ci feriamo da soli, con le nostre stesse costole…”

Negli occhi delle donne, prostitute per miseria: Ci sono madri giovani, che hanno trovato il modo per racimolare mezzo litro d’acqua e un pezzo di sapone, che si lavano, che indossano il vestito appartenuto a una donna con un seno più prosperoso e spalle più larghe, che escono dai sotterranei per andare a salutare un soldato, che vengono chiamate con la voce melliflua e portate in qualche vecchio magazzino scoperchiato, donne a cui vengono infilate le mani tra le cosce, le dita nel sesso che fatica a sciogliersi e che parla una lingua diversa dalla lingua dei gesti, un sesso che non riesce a bagnarsi e che ha bisogno di saliva, e queste donne vengono prese sui banchi dei vecchi telai, in genere i soldati durano poco, ma il tempo della penetrazione non ha a che fare con il tempo degli orologi, e dopo tutto questo si rivestono e prendono il cioccolato e le sigarette dalle mani del soldato, ed escono per tornare nei sotterranei, per dare ai figli qualcosa da masticare e al mercato nero qualcosa da barattare.

Grande romanzo. Lungo, forse troppo. Ma non trovo nei commenti degli esperti una recensione negativa. Chissà, forse è un modo di sciacquare la coscienza, o un monito terribile per i giorni nostri: Ci eravamo abituati all’idea che i civili uccisi in un conflitto fossero effetti collaterali, e non ci bastava più morire: dovevamo ucciderci. 

Leggete e giudicate (se volete)

ciao

Marcello

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